venerdì 22 novembre 2013

Unicredit, la banca che diventa una sit com


Arriva il primo software che risponde alle domande delle famiglie e le aiuta a gestire il loro budget. Leggete questo articolo molto interessante che ho trovato su Panorama!


A Unicredit si sono inventati la sit com, altro che Carosello! E bisogna ammettere che tra zucche, sketch della Gialappa’s Band, e l’uso sempre più massiccio di registi del cinema (ricordate Federico Fellini, Marco Bellocchio fino a Paolo Sorrentino?) quella della banca diretta da Federico Ghizzoni è una novità: il conto come Camera Cafè.
Chiamatela umanizzazione, almeno così la definiscono a Unicredit, certo è che la “Famiglia Conti” assomiglia un po’ alla famiglia Martini del “Medico in famiglia”, con un software (questo è alla fine il prodotto che Unicredit lancia sul mercato) che fa le veci di nonno Libero, e aiuta la famiglia a gestire il budget familiare.
Possiamo permetterci di comprare il nuovo elettrodomestico? La moglie si può permettere il trattamento anti età?
Ebbene loro, tutta la famiglia s’intende, si mette di fronte allo schermo, come un tempo ci si metteva tutti attorno a un tavolo di fronte a un vecchio calcolatore e il software risponde, almeno nella fiction che si trova on line e che gira sui social network, (ma la banca si dice pronta a trasmettere ampi stralci su canali come Sky tg 24 e Rai 5).
Traccia grafici, istogrammi, entrate, uscite. Ops! Per la borsa della figlia bisogna attendere, così come per i nuovi capricci del fratello. E vuoi la pubblicità che si fa sempre più sofisticata, vuoi per lo studio degli autori della sit com (una mini serie di 10 puntate che è stata realizzata dalla Zodiak Active) che rivendicano apertamente la paternità della “Camera Cafè” di Luca e Paolo e di “Love Bugs”, la mini serie è cosi realista che beh, alla fine si ride.
E pensare che è solo una pubblicità. Così c’è il padre che sogna auto fiammanti con l’alettone, il figlio “Dodo”, nerd che vuole il videogioco (possibilmente con le eroine in minigonna), la figlia “Betta” che è ecologista, ma mai così tanto quando si tratta di andare per saldi. Certo, più che “Billy the budget”, che poi è il vero nome del software, basterebbe la suocera “signora Bot” che rimbrotta il genero mentre chiede lumi al pc sull’acquisto, suo oracolo e portafogli.
La banca fa sapere che è un modo affinchè l’istituto di credito sia «vissuto con calore», di sicuro, questi tentativi a metà tra il servizio ai clienti e la narrazione funzionano, almeno dalle cifre di visualizzazioni che i video del gruppo Unicredit hanno su You Tube e dal numero di follower su Facebook (200 mila fan). E ci hanno preso così gusto che oltre alla sit com, sempre a Unicredit si sono inventi anche un gioco social “Occhio ai conti”. Di sicuro tra signora Bot e vicino di casa che, i geniacci degli autori, hanno chiamato signor Spreda (giocando sul terribile spread), tutta l’economia va in soffitta, anzi sul piccolo schermo.
Povero Bertolt Brecht che se la prendeva con le banche. Magari vedendo la “famiglia Conti” avrebbe cambiato idea... e non si sarebbe perso le puntate.

mercoledì 20 novembre 2013

A chi lo rifiliamo il montepacchi?


La sfida Mps continua. Qualche riga tratta da Dagospia per cercare di capirci qualcosa in più.

L'aumento di capitale di Banca Mps difficilmente si concretizzerà prima di giugno del prossimo anno. È questa la data più probabile, tenuto conto delle esigenze della Fondazione Mps, azionista di maggioranza relativa (33,5%) con potere di blocco sulle decisioni straordinarie. Sfruttare la "finestra" di gennaio, infatti, rischierebbe di aprire un conflitto tra il gruppo di Rocca Salimbeni e l'ente di Palazzo Sansedoni. Prospettiva che non piace a nessuno.
«Rispetteremo gli obiettivi del piano». Alessandro Profumo rassicura i mercati e conferma la volontà di realizzare l'aumento di capitale di Banca Mps entro il 2014. Il presidente del gruppo senese, intervenuto ieri a Roma al "Financial Times future of Italy summit", ha risposto alle domande dei giornalisti puntualizzando come la banca senese abbia imboccato la strada del risanamento.
Sulla prospettiva di un ingresso di nuovi soci e sulle voci di una possibile aggregazione, circolate nelle ultime settimane, Profumo è stato chiaro: «Nessun contatto da parte mia o del management del Monte - ha detto -. Per quanto riguarda il fronte degli azionisti, non saprei. Ma per noi il compito principale è che Mps sia ben gestita: se poi questo fa sì che la banca diventi sempre più appetibile e sia acquistata, va bene. Non abbiamo nulla da difendere e siamo aperti a ogni soluzione, anche se non penso che comunque passerà di mano il 100% del pacchetto azionario. Vogliamo portare a termine l'aumento di capitale - ha aggiunto - e lavoriamo perchè la banca possa camminare con le proprie gambe e restare indipendente».
[...]
 

lunedì 4 novembre 2013

Stress test Bce, grandi banche a rapporto da Visco prima del campionato europeo



Le banche si stanno preparando per l'esame dello stress test a cui saranno sottoposte. Il Sole 24 Ore ce lo spiega.

È la consueta mattinata di lavoro con colazione a seguire che si tiene un paio di volte l'anno a Palazzo Koch, per valutare la dinamica del credito e il suo impatto sui bilanci bancari. Ma stavolta si annuncia tutt'altro che routinario l'incontro di lunedì 4 novembre tra il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e i suoi colleghi del direttorio e i top manager dei principali gruppi bancari italiani (Federico Ghizzoni per Unicredit, Carlo Messina (Intesa SanPaolo) Fabrizio Viola (MpS) Victor Massiah (Ubi Banca) Piefrancesco Saviotti (Banco Popolare), Alberto Nagel (Mediobanca). La Bce, infatti, ha appena diffuso i criteri sui quali si baserà la "valutazione approfondita" delle 130 banche operanti nei 18 stati membri di Eurolandia.

E gli esami del sangue ai quali verranno sottoposte le aziende di credito significative dell'Eurozona sono ben tre: ci sarà un'analisi dei rischi a fini di Vigilanza, riguardante i fattori di rischio insito nei bilanci bancari (compresi quelli della liquidità, della leva finanziaria e del finanziamento); verrà poi condotto un esame della qualità degli attivi, cioè una verifica dei bilanci dal lato dell'attivo al 31 dicembre 2013, che per quello che riguarda le esposizioni creditizie deteriorate utilizzerà la definizione messa a punto dall'Eba, che segue fedelmente quella già adottata dalla Banca d'Italia. Il terzo esame, infine,è uno stress test che verrà realizzato nell'arco del 2014 da Eba e Bce.

Gli uomini di Mario Draghi hanno già fatto sapere che il parametro di riferimento patrimoniale per l'intero esercizio sarà fissato all'8% del capitale primario di prima classe(Common equity tier one), specificando che per l'esame della qualità degli attivi verrà applicata la definizione del capitale di vigilanza valida al 1 gennaio 2014 mentre per la prova di stress verrà adottata la definizione vigente al termine dell'orizzonte temporale dell'esercizio.

Come si presentano le aziende di credito italiane a questo grande campionato europeo della trasparenza di bilancio? Il governatore Visco ha già dichiarato coram populo, durante la giornata del Risparmio che «le opinioni secondo cui il sistema bancario italiano avrebbe oggi bisogno di forti necessità di capitalizzazione non sono fondate» e ha anche detto che il coefficiente di solvibilità dei cinque maggiori gruppi (che sono gli ospiti di lunedì 4 novembre) ha raggiunto l'11,2% un valore «in linea con quello osservato in media per le principali banche europee». Ma il governatore non ha nascosto che per le banche italiane c'è moltissimo da fare, spiegando che nel mondo del credito serve una ristrutturazione «paragonabile a quella che nella seconda metà degli anni '90 permise di ridurre il divario rispetto ai principali sistemi bancari esteri».

Gli argomenti di conversazione per la mattinata di lunedì, quindi, non mancano: si va dai chiarimenti sulle technicality dello stress test (non si sa ancora, per esempio, come verranno trattati i titoli di stato in portafoglio detenuti dalle banche) ai nodi più intricati e difficili della politica del credito. Difficile, poi che nella colazione di lavoro non si discuta del riassetto della governance di via Nazionale e del provvedimento in gestazione all'Economia che dovrebbe definire la rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca centrale: si sa già che il valore complessivo di Bankitalia dovrebbe essere fissato intorno ai 7 miliardi e che il gettito fiscale possibile sarà intorno al miliardo. Ma non è ancora chiaro se il provvedimento potrà essere varato e avere efficacia già entro quest'anno, permettendo alle aziende di utilizzare la rivalutazione a fini patrimoniali. Su questo terreno, com'è ovvio, la curiosità dei banchieri è consistente.


martedì 29 ottobre 2013

Banche e social network, un legame destinato a stringersi



Sempre più fondamentale sta diventando il rapporto che dovrebbe esserci tra le banche e i social
network. è quanto emerso da una ricerca condotta da Social Minds. Lo scenario ce lo spiega La Repubblica.

MILANO - L'invasione di attivismo sui social network contagia anche le banche, seppure gli istituti di credito mostrino ancora una certa ritrosia ad aprirsi ai canali del web. Che non solo rappresentano una modalità "smart" e accattivante di comunicazione, in particolare con un pubblico anagraficamente pronto a recepire gli stimoli, ma anche un vero e proprio flusso di raccolta e sviluppo di business. Secondo un'inedita ricerca di Social Minds condotta su 45 banche nei primi quattro mesi dell'anno, poco più della metà (55%) degli istituti di credito ha aperto un social media. La percentuale sale ovviamente alla totalità delle realtà online, ma precipita a due casi su dieci se si guarda all'universo del credito cooperativo.

L'utilizzo di questi canali trova uno spesso muro respingente nel ritardo culturale del Belpaese: nello stesso lasso di tempo, secondo Assinform, gli italiani si sono fermati a un utilizzo dell'e-banking del 21% contro una media europea del 40%. Sul fronte opposto, quello delle banche, quanto il freno sia ancora tirato emerge dal fatto che, tra le 45 intervistate, la mancanza di un budget dedicato ai social media sia dominante. Questo elemento è indicato insieme ad altri spauracchi: i costi di gestione e i rischi legati al contatto diretto con i clienti.

Eppure, chi della presenza sul social ha fatto una bandiera, mostra entusiasmo senza mezzi termini. Un esempio è Giovanni Bossi, a capo di Banca Ifis, che tramite le risposte ricevute via web è giunta addirittura alla definizione "social" di prodotti bancari, come il conto di deposito RendimaxLike o il successivo conto corrente tradizionale. "Si tratta di prodotti nati e cresciuti attraverso la socialità, che è impossibile scindere dal web", spiega l'ad. Con 20mila seguaci tra i principali social network, la banca veneta ha fissato uno snodo nell'evoluzione del rapporto tra clienti e istituzione, facendo dei canali web una via di intermediazione che ha spinto il funding, arrivato a 4 miliardi per i conti di deposito.

E se per loro natura queste tipologie di prodotti portano il costo della raccolta retail a livelli piuttosto elevati, Bossi ricorda che proprio la gestione snella - data dall'assenza di sportelli e dall'utilizzo di canali social e web - permette di aumentare nettamente la "produttività" dei dipendenti. Così la raccolta per impiegato è dieci volte più alta rispetto alle tradizionali filiali; osservazione, in tempi di scontro tra banche e sindacati del credito, che apre alla riflessione sul futuro del modello bancario. La visione di Bossi è netta: "L'impresa bancaria deve recuperare redditività. Le enormi perdite sui crediti non devono essere alibi per non affrontare questi problemi: è necessario imprimere una nuova direzione alle banche, che come modello di azienda devono percorrere una nuova via".

Il passo successivo sarà la trasposizione di queste esperienze sul secondo pilastro dell'attività di intermediazione, l'impiego. Senza fare voli pindarici, ma tenendo ben presente che i rischi sono elevati e non si può prestar denaro con un tweet, Bossi ha mosso i primi passi con le imprese. Ora tocca alle famiglie, in particolare quelle che rientrano nell'area dei Npl (Non performing loans, crediti di difficile esigibilità vantati verso nuclei o persone che hanno sottoscritto finanziamenti e non sono stati in grado di onorarli). "In queste situazioni particolari, dove è in gioco l'estromissione dal sistema finanziario, personalizzare il rapporto tra istituzione e clienti è fondamentale: il canale social può essere ancora una volta un tratto distintivo che caratterizzi il modello di banca che si vuole disegnare".

giovedì 24 ottobre 2013

Visco, il nuovo Tier 1 non penalizza le banche italiane


Milano Finanza tranqulizza la nazione: le banche italiane non saranno penalizzate dalle indicazioni della Bce.

Le banche italiane non saranno penalizzate dalle indicazioni della Bce per valutare gli asset degli istituti di credito. Lo ha assicuirato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, affermando che le sofferenze delle banche italiane saranno valutate come già viene fatto normalmente. "E a fronte delle sofferenze, ci sono riserve e ci sono soprattutto azioni da prendere da parte delle banche per rendere il sistema più equilibrato e in grado di rispondere", ha spiegato Visco.

Per il governatore di Bankitalia, il nuovo Tier 1 all'8% fissato stamane dalla Bce è un livello giusto che permette di avere un capitale sufficiente per affrontare le difficoltà inattese. "La cosa piú importante", ha aggiunto, "è che sia un esercizio rigoroso e serio che dura il tempo che deve durare, che sia basato su regole uniformi e condotto in modo omogeneo da tutte le banche interessate".

In generale Visco ritiene che il programma della Bce in tema di asset quality review (un gruppo di test per le maggiori banche della zona euro per puntellare la propria credibilità su un controllo che ha l'obiettivo di aumentare la fiducia nel settore bancario) sia un esrcizio serio che permette di controllare tutte le banche della zone euro con criteri omogenei.

"È un esercizio serio", ha concluso il governatore, "che dura un anno. Bisogna affrontarlo con calma, attenzione e rigore. Occorrerà andare in tutte le banche in Europa per esaminarle con gli stessi criteri. E questo è quello che sarà fatto". Intanto le indicazioni dell'Eurotower sulla revisione della qualità degli attivi, che riguarda l'85% del sistema bancario della zona euro, ha scatenato le vendite sul comparto in tutta Europa.
 

Il tema della revisione della Bce rimane comunque centrale nella giornata odierna ma secondo Ken Wattret di Bnp Paribas rimangono ancora alcuni temi da chiarire. Francoforte si è dilungata su obiettivi generici e linee guida, ma ha detto poco su temi specifici. Ad esempio resta da verificare quanto stringenti saranno gli stress test e come verranno armonizzati i criteri di valutazione dei prestiti in sofferenza da parte delle banche.

venerdì 11 ottobre 2013

Il cruccio di Draghi è l'unione bancaria

Come si legge sul Sole 24Ore, è il momento di concentrarsi maggiormente sugli interventi di lungo termine piuttosto che sulla gestione della crisi, sostiene il presidente della Bce Mario Draghi.

Molto attento a non dichiarare che la crisi dell'eurozona è finita, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, è solito ricordare che la ripresa è fragile e ieri ha aggiunto che è possibile che resti «anemica» anche in futuro. Ma dice anche che è il momento di concentrarsi meno sulla gestione della crisi e di più sugli interventi di lungo termine. La priorità delle riforme, dopo tutto, è di creare più occupazione, oltre che stabilizzare i mercati e risanare i conti. «Tutte le parti dell'economia e della società devono beneficiarne», ha affermato ieri a New York.
Ancora una volta, Draghi ha messo sul tavolo le carte già giocate dalla Banca centrale europea, come la politica monetaria accomodante. Ma anche quelle che può ancora giocare: ha citato esplicitamente un altro taglio dei tassi d0interesse, se i mercati non l'avessero capito. E la nuova funzione di vigilanza bancaria, che dovrà finalmente fare luce sui bilanci delle banche. Dando atto ai Governi di aver fatto molta strada sul risanamento dei conti e il recupero di competitività, ha ammonito che la strada delle riforme è ancora lunga, anche se finalmente si vedono segnali di progresso.
Ma il vero cruccio di Mario Draghi in questo momento è l'evoluzione dell'unione bancaria. Se alla vigilanza della Banca centrale europea non si accoppierà un'autorità indipendente e un meccanismo di risoluzione forte, l'unione bancaria rischia di essere un'incompiuta. Che non darà i vantaggi sperati all'economia reale dell'eurozona, con il ritorno del credito, e metterà in dubbio la credibilità della Bce stessa.

venerdì 4 ottobre 2013

La Bce lascia i tassi al minimo storico. Draghi: «Ripresa debole e irregolare»



Il Corriere ci rassicura: "L’instabilità politica italiana meno pericolosa che in passato"

La Bce lascia invariato il costo del denaro che resta così al suo minimo storico. Il Consiglio ha infatti deciso di tenere fermo il tasso di riferimento allo 0,50%. Resta all’1% il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e allo 0% quello sui depositi.

POLITICA MONETARIA - Prima di decidere di mantenerli invariati, il board della Bce ha discusso di un possibile ritocco dei tassi di interesse. «E come l’ultima volta — ha fatto sapere Mario Draghi — alcuni governatori hanno detto che il miglioramento dell’economia non giustificava una tale mossa, altri hanno detto il contrario e alla fine abbiamo deciso di lasciare i tassi al livello attuale. La nostra politica monetaria — ha aggiunto — rimarrà accomodante per tutto il tempo necessario, in accordo con la forward guidance indicata a luglio». Poi il presidente della Bce ha discusso degli indicatori economici dell’Eurozona. Il graduale rafforzamento dei mercati finanziari sta iniziando a trasmettere i suoi effetti all’economia reale e i redditi privati starebbero traendo benefici dalla bassa inflazione. Così almeno ha dichiarato il presidente della Bce, aggiungendo che i rischi per l’economia restano al ribasso a causa di «nuove tensioni geopolitiche, una domanda globale più debole del previsto e un’applicazione insufficiente o lenta delle riforme strutturali nei Paesi dell’area».

ITALIA - Ma la ripresa dell’Eurozona, ha tenuto a specificare Draghi «è debole, fragile e irregolare». I paesi dovrebbero continuare «i loro sforzi per ridurre i deficit e riportare gli alti livelli del debito pubblico in un percorso discendente». Sull’Italia, dove il premier Enrico Letta ha oggi avuto la fiducia dal Senato, Draghi è stato chiaro: l’instabilità politica in Italia e in altri Paesi «può essere negativa per le speranze di ripresa» nazionali ma «non ha intaccato le fondazioni dell’Eurozona come accaduto in passato», grazie alla maggiore credibilità dei conti pubblici e all’intervento passato della Bce. Il messaggio inviato dai mercati all’Italia è una richiesta di «stabilità e riforme» ha detto Draghi, salvo poi aggiungere che paesi come l’Italia devono portare avanti le necessarie riforme prima di tutto per il loro bene piuttosto che per la pressione dei mercati.




lunedì 23 settembre 2013

Super-euro, come risponderà la Bce?

Il Sole 24 Ore è d'accordo che "il repentino rialzo dei tassi" è "una mina per la ripresa".
 
 
Con l'inattesa mossa della Fed, di non ridurre il piano di acquisti di bond per 85 miliardi di dollari al mese, lo scenario cambia almeno fino a fine anno. Probabilmente sarà la riunione del Fomc del 18 dicembre, l'ultima di Ben Bernanke, a svelare i nuovi orientamenti visto che a metà ottobre resta da risolvere il nodo del debt ceiling (il tetto all'indebitamento) negli Usa. Intanto il dollaro si indebolisce e l'euro si rafforza.
Come ricorda anche Ubs, il mancato "tapering" della Fed porta a rivedere le previsioni sul dollaro. L'indebolimento del biglietto verde potrebbe spingere la moneta unica ai massimi dell'anno intorno a 1,37. La mina del supereuro potrebbe zavorrare la già debole crescita del Vecchio Continente. La palla adesso passa a Draghi: la Bce si riunirà il 2 ottobre. Cosa deciderà per frenare il cambio?
La Fed è apparsa molto allarmata del repentino rialzo dei tassi, una mina per la ripresa. A livello internazionale, l'incremento più significativo che si è verificato negli ultimi mesi è stato l'incremento dei rendimenti del bond decennale di riferimento Usa (T-note) e in minima parte del Bund tedesco. Sono i due titoli di Stato più sicuri, la cui domanda è balzata durante la fase più acuta della crisi schiacciando i rendimenti. Era quindi fisiologica un'inversione: da marzo a oggi lo yield del decennale Usa è passato dal 2 al 3%, mentre per esempio quello del BTp ha registrato una flessione, passando dal 4,8% al 4,4% confermando che è improprio parlare genericamente di rialzo dei tassi. Nella fattispecie italiana esiste, infatti, una variabile Paese legata al rischio politico e alla mancata crescita.
Per il risparmiatore tipo americano questo rialzo dei tassi si fa già sentire: i mutui sono più onerosi e le ultime statistiche del settore immobiliare indicano una frenata. Ovviamente con i tassi in aumento cresce la remunerazione sui titoli di Stato da acquistare. Per il risparmiatore italiano, come abbiamo visto, il discorso non è perfettamente sovrapponibile.
L'aumento dei rendimenti sui titoli decennali sta avvenendo in un contesto di tassi di riferimento vicino allo zero da parte delle Banche centrali (Fed e Bce in testa). Esiste un collegamento tra le due variabili?
«Sicuramente - spiega Chiara Manenti, strategist del servizio Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo - esiste una correlazione che passa dal rendimento dei titoli a breve. Quando la Banca centrale comincia ad alzare i tassi, i titoli a breve lo incorporano. Oggi il mercato sconta un futuro aumento dei tassi di riferimento della Fed a partire dalla metà del 2015 e quindi i rendimenti a breve sono particolarmente compressi. Per capire le evoluzioni future della Banca centrale sarà necessario seguire con attenzione le future aspettative su inflazione e disoccupazione».

venerdì 6 settembre 2013

Mps sarà sotto pressione dopo test Bce su qualità del credito

Tratto da Milano Finanza: Monte dei Paschi sarà tra le banche più colpite dalla revisione della qualità del credito.

La Bce effettuerà una revisione della qualità del credito nel primo trimestre 2014 con l'obiettivo di armonizzare l'informativa sulla qualità del credito delle banche europee in vista dello stress test dell'Eba (secondo trimestre 2014) e dell'introduzione del meccanismo di vigilanza unico per il settore bancario europeo (SSM).

In un report datato 3 settembre, gli analisti di Deutsche Bank calcolano quella che potrebbe essere la revisione della Bce sulla qualità del credito delle banche europee e confrontano le prassi già esistenti nei vari Stati in materia di classificazione del credito deteriorato in tutta Europa.

In particolare, si aspettano che dalla revisione della qualità del credito emergano alcuni problemi, ma nel complesso prevedono un risultato gestibile e una migliore trasparenza, un segnale positivo per il settore nel prossimo anno, soprattutto in Italia.

Ma dopo la revisione della qualità del credito quali banche potrebbero dover affrontare una maggiore pressione? Per gli esperti di Deutsche Bank, Santander (su un deficit di capitale di 11,89 miliardi, 1,9 miliardi sono causati dalla revisione della qualità del credito), Mps (su un deficit di capitale di 5,309 miliardi, 1,487 miliardi sono causati dalla revisione della qualità del credito), Raiffeisen (su un deficit di capitale di 2,882 miliardi, 824 milioni sono causati dalla revisione della qualità del credito) e Bank of Ireland (su un deficit di capitale di 3,425 miliardi, 1,251 miliardi sono causati dalla revisione della qualità del credito) saranno gli istituti più colpiti dalla revisione della qualità del credito.

martedì 23 luglio 2013

E adesso al Banco la solidarietà diventa un obbligo

Su Il Giornale:

Al Banco Popolare il management guidato dall'amministratore delegato Pier Francesco Saviotti ha
pensato che «chi fa da sé fa per tre». L'accordo sul lavoro con i sindacati, infatti, prevedeva per ciascun dipendente la possibilità di indicare volontariamente i tre giorni di «solidarietà» (si resta a casa e si perde un po' meno di una giornata di paga; ndr) da effettuare. Un escamotage che limita i tagli e favorisce le assunzioni. Secondo la Fisac-Cgil, circa 3.100 dipendenti hanno opzionato 18.500 giornate di solidarietà. L'obiettivo di 54mila giorni, però, non è stato raggiunto perché 14mila bancari non hanno scelto i propri giorni di «riposo forzato». Prossimamente il Banco emanerà una circolare. Ma questa volta la solidarietà sarà d'obbligo.

mercoledì 10 luglio 2013

L'Inps sbarca sui social network

Anche un'altra istituzione è su Twitter: è il caso dell'Inps. Ce lo spiega il Sole 24 Ore:

Un profilo Twitter per favorire la diffusione delle informazioni, raggiungere un pubblico che predilige nuove piattaforme di distribuzione, di informazioni e comunicazioni,
incrementando l'ascolto e l'interazione con i propri utenti. Lo ha attivato l'Inps (@inps_it), che consolida così la sua presenza sui social network.
Il profilo Twitter dell'Istituto si aggiunge a quello già attivo su Facebook, che si compone di quattro pagine tematiche (riscattare la laurea, utilizzare i buoni lavoro, gestire il lavoro domestico e pensioni: sistema contributivo): la pagina di Facebook conta già più di 15mila fan.
L'Inps è presene anche su Youtube con un proprio canale ufficiale, che ha raggiunto circa 30mila visualizzazioni. Un'esperienza positiva, consolidata anche da un importante riconoscimento ricevuto: nel 2012, infatti, le pagine tematiche Facebook dell'Istituto hanno vinto il premio e-gov per la sezione "un governo più aperto".
Diventando followers del profilo @inps_it su Twitter gli utenti potranno essere costantemente aggiornati su tutte le novità pubblicate dall'istituto.
"I contenuti diffusi attraverso il profilo Twitter – avvertono però dall'Inps - avranno solo una valenza informativa generale. Per eventuali approfondimenti, richieste di servizi o prestazioni, occorre far riferimento al sito www.Inps.It".
Sul portale istituzionale è disponibile da oggi anche una sezione dedicata alla presenza dell'istituto sui social media (pagine tematiche Facebook, canale ufficiale Youtube e profilo Twitter). Attraverso i social network l'Istituto punta a divulgare le comunicazioni sulle attività e i servizi erogati, comunicati stampa, pubblicazioni e documenti ufficiali, novità normative, informazioni su iniziative ed eventi di settore, immagini e video istituzionali.

giovedì 4 luglio 2013

Dietro lo sportello: un giorno a dare prestiti

è un po' lunga lo so, ma il Corrire della Sera ci ha regalato un bell'articolo interessante da leggere.

Mezzora prima che lo sportello apra ai clienti, Alessandro, il direttore dell’agenzia, è già al lavoro. Mentre i colleghi arrivano, accende il computer e si collega alla rete Intranet della banca. La giornata del bancario - e del vostro finto bancario che ha condiviso dieci ore dall’altra parte dello sportello, per vedere la banca dalla parte delle matrici - inizia guardando a ieri, a tutte le operazioni che nella notte il sistema centrale di elaborazione ha addebitato e accreditato sui conti di questa filiale. Siamo nell’area metropolitana di Milano, un comune importante, 80 sportelli bancari, una storia industriale alle spalle, un presente nei servizi, con una significativa presenza di immigrati. A farci passare dall’altra parte dello sportello è la Banca Popolare del Commercio e dell’Industria, gruppo Ubi, tra i primi cinque gruppi creditizi italiani. L’agenzia è considerata grande: 15 dipendenti, due piani, quattro vetrine fronte strada, un avamposto dove la finanza lascia spazio all’economia reale.


La giornata inizia dal computer del direttore
: la prima schermata apre cinque opzioni, Antiriciclaggio, Operatività varie, Operatività di filiale, Credito, Trasparenza. È la linea di partenza: da qui si vedono gli sconfini, le operazioni a rischio registrate nottetempo, qui vengono segnalati i casi su cui è necessario intervenire subito. Se un cliente ha speso più di quanto poteva, se ha firmato un assegno senza la necessaria copertura, la posizione va chiarita con l’ufficio centrale di controllo entro le 11,30, altrimenti slitta al giorno dopo, con aggravio di costi e limiti all’operatività.

Siamo a metà dell’ultima settimana del mese: «per questo c’è meno gente del solito», dice Alessandro, ma in verità i clienti entrano subito, appena si sblocca la bussola antirapina, si forma una breve coda alle tre casse. Chi l’ha detto che le agenzie sono vuote e non servono più? La rivoluzione della banca digitale per ora è solo una funzione integrativa. Qui conta il bancario, che il cliente chiama per nome e va a salutare anche se è in banca per fare altro.

Un classico
La rapina in banca è un classico cinematografico. Qui va in scena alle 10,30. Sergio, il vice direttore, entra nell’ufficio di Alessandro: c’è una cliente, una signora con i capelli biondi, che ha appena segnalato che quel ragazzo davanti a lei, in fila alla cassa, ha un coltello che spunta dalla tasca dei pantaloni. La signora viene fatta salire al piano di sopra. Ha paura. Al telefono si avvisano i cassieri, c’è fila in agenzia, almeno dieci clienti. Sergio e Alessandro scendono, vedono il coltello nella tasca del ragazzo. È un’arma, non posateria: com’è potuto entrare? Sale la tensione, Sergio è davanti alle casse a smistare il traffico, i clienti non si accorgono di nulla. Sergio chiama il ragazzo con il coltello a una cassa libera, gli sta a fianco, scambia qualche battuta, lo sovrasta fisicamente, quando il ragazzo mette la mano in tasca, chi sa trattiene il fiato, ma ne estrae un assegno, che versa sul suo conto. Il coltello resta dov’era, la tensione lentamente svanisce e tutto termina con un «buongiorno»…

Il credito negato
Mentre il potenziale rapinatore esce, la parola chiave diventa Rao, acronimo di Responsabile area operativa. Vale per chi si occupa dello sviluppo, dei mutui, del credito. Sergio è il Rao dello sviluppo, che qui significa soprattutto acquisizione di clientela immigrata, il 40 per cento del totale dei clienti: egiziani e dell’Africa mediterranea, poi immigrati del centro Europa, zero cinesi. Le comunità sono organizzate in modo gerarchico, Aziz è a capo degli egiziani. Ha una piccola impresa di pulizie, da solo ha portato almeno quaranta nuovi clienti alla banca: parla un italiano veloce e comprensibile, accompagna Naghib, che gestisce un bar con due dipendenti. Aziz lo presenta, garantisce per lui, che apre un conto e sottoscrive un pac, i vecchi piani di accumulo del capitale che agli immigrati di prima generazione servono per aver una garanzia concreta davanti alla banca e per metter via qualcosa, ogni mese, da spendere domani o da riportare a casa.

Filippo invece è un italiano che gestisce un piccolo negozio di abbigliamento. Ha un fido per 5 mila euro. Adesso sono quasi le 13 e viene a chiedere 400 euro di sconfino sul suo conto corrente perché ha «dei clienti da portare a pranzo». È la quarta volta nel mese. Sergio sgrana gli occhi («pranzo un po’ caro, da queste parti…») e boccia la richiesta. In dieci ore di banca è l’unico caso di credit crunch a cui abbiamo assistito.

Cerco casa
Il business, in quest’area affollata di imprese artigianali, con molta clientela retail, è nel mattone. All’agenzia fanno capo mille mutui in corso di ammortamento: su un totale di 100 milioni di impieghi, 93 milioni sono lo stock di mutui, mentre la raccolta (80 milioni) è per 45 milioni data da saldi di conto corrente e da titoli Ubi e per 35 milioni da depositi conto terzi, azioni e obbligazioni. Nel 2012 sono stati erogati mutui per un totale di 8 milioni di euro, più di 650 milioni al mese.

Andrea lavora al piano di sopra e si occupa di impieghi, ma arriva Matteo, un giovane cliente a cui qualche tempo fa ha aperto il conto corrente, per cui il rapporto di fiducia scavalca le nuove competenze: la banca sa essere tremenda, ma con il bancario si può sempre parlare. Matteo è nato in Italia, ma il padre, che lo accompagna, è arrivato trent’anni fa dall’Egitto. Con la moglie e i due figli gestisce un ristorante a Milano. Vuole cambiare banca, versa 700 euro e apre un conto. Soprattutto, vuole un mutuo: proprio di fronte al ristorante c’è un appartamento in vendita. Trattano il tasso. Fisso, variabile: fisso! Il padre di Matteo è deciso: centomila euro per la casa di proprietà, a cui arriverà con i risparmi messi da parte. La pratica dev’essere perfezionata, ma il direttore dell’agenzia può deliberarla in mezzora e ha facoltà di esporsi fino a 400 mila euro.

Internet

Il web è un modo per comunicare. Alle 16 arrivano Giorgio e Antonella, che hanno scoperto su Internet l’offerta di Ubi per le coppie con lavoro a tempo determinato. Anche loro cercano casa: «Ne abbiamo vista una che ci piace a poco meno di 150 mila euro». In verità è solo Antonella ad avere un contratto in scadenza a fine anno, Giorgio lavora da tempo per una Spa di Milano e questa è una garanzia importante per la banca. Quando escono, sono un passo più vicini al loro progetto. I primi impiegati lasciano l’agenzia. Alessandro conclude la giornata da dove ha iniziato, la schermata dell’Intranet di Ubi: autorizza i bonifici disposti online mentre vista le operatività di cassa. E spedisce tutto, elettronicamente, ai controlli centrali. «La banca non vende soldi - assicura - la banca deve vendere ottimismo, fiducia nel futuro. Soprattutto di questi tempi». Le banche talvolta sbagliano, ma sembra che in questo caso i bancari abbiano ragione.

venerdì 28 giugno 2013

Vertice Ue, trovato l'accordo sul bilancio. Otto miliardi per il lavoro giovanile

Morningstar: puntare sui mercati in via di sviluppo è la carta che può essere vincente.

L’austerità in Europa sta per finire? La domanda gira da qualche settimana fra gli operatori internazionali. Cioè da quando, a fine maggio, la Commissione europea ha dato il permesso ad alcuni paesi periferici dell’area di prendersi altro tempo per rimettere a posto i bilanci. La decisione è arrivata insieme ad alcune dichiarazioni ufficiali di alcuni membri della Commissione (come il presidente Manuel Barroso) sulla necessità di spingere la crescita economica in un’area dove la disoccupazione – soprattutto giovanile – ha raggiunto livelli inaccettabili.
“Dire che stia per finire l’austerità è un errore”, spiega Josè Garcia-Zarate, analista di Morningstar. “Dare un po’ di tempo in più ad alcuni stati e approvare alcune manovre poco efficaci contro la disoccupazione non mettono in discussione il piano di lacrime e sangue che è alla base della politica anticrisi dell’Europa. Anche perché la Germania, lo stato più forte della regione e quello che può fare la voce grossa, continua a insistere sulla necessità dell’austerity per chi non ha i conti a posto”.

Bce senza bussola
Nel frattempo la Banca centrale europea prosegue la sua strategia che qualcuno definisce “senza direzione”. Da una parte non sembra intenzionata a dare una mano attraverso la politica monetaria (nell’ultima riunione ha lasciato i tassi invariati allo 0,5% nonostante l’inflazione – anche quella attesa – sia ben al di sotto del tetto massimo del 2%). Dall’altra il suo presidente Mario Draghi non perde occasione per ribadire che l’istituto garantirà la stabilità dei mercati (aggiungendo che, però non può occuparsi della crescita congiunturale). Tutto questo mentre le ultime proiezioni proprio della Bce danno l’Eurozona in contrazione dello 0,6% nel 2013 e vedono una crescita dell’1,1% nel 2014 (negli stessi periodi l’inflazione dovrebbe rimanere fra l’1,3% e l’1,4%). “In un mondo dove le Banche centrali sembrano iperattive, quella europea assomiglia a un eremita”, continua l’analista di Morningstar. “L’Eurotower continua a dire che la politica monetaria non può sostituire l’azione dei governi. Tuttavia noi siamo convinti che la porta per nuovi interventi da parte della Banca centrale sia sempre aperta, così come è giusto che sia”.

Le scelte operative

Gli investitori internazionali, intanto, guardano con interesse alle azioni del Vecchio continente. “In una situazione economica della regione stagnante, molte società sono state in grado di migliorare la loro situazione finanziaria”, spiega uno studio firmato da Joseph Tanious, Global Market Strategist di JP Morgan Funds. “Dopo aver ripulito i bilanci dai debiti, le aziende possono tornare a chiedere soldi al mercato a tassi di interesse molto bassi per finanziare future iniziative e, magari, rendere un po’ di valore agli azionisti. Il tutto con valutazioni al di sotto della media storica e più  interessanti di quelle dell’equity Usa”.
Dal punto di vista strategico torna di moda cercare società con una buona esposizione sui mercati emergenti. “In un mondo sempre più interconnesso, non importa dove una società ha il suo quartier generale, ma dove fa affari”, continua Tanious. “Di media le società europee ricavano un terzo dei guadagni dalle zone in via di sviluppo e, per alcune, la proporzione è anche più alta”.

mercoledì 26 giugno 2013

Draghi: abbassare il carico fiscale se danneggia economia e occupazione. Linea soft sui tassi

Sul Sole 24 Ore:

Messaggi rassicuranti dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi sul mantenimento di una linea morbida di politica monetaria, fatta di bassi tassi di interesse. «L'uscita dalla posizione accomodante è ancora distante, in quanto l'inflazione è bassa e la disoccupazione è alta», ha detto Draghi. «La Bce usa strumenti standard e non standard ma tutti basati sullo statuto», ha aggiunto il presidente dell'Eurotower alla giornata del consiglio economico della Cdu.
«L'Eurotower non comprimerà gli spread»
«La Bce non agirà per comprimere artificialmente gli spread», aggiunge il numero uno della Bce. Al contrario, «riteniamo che gli spread dovrebbero riflettere naturalmente la posizione di bilancio» degli Stati sovrani e «le prospettive economiche del Paese» in questione. Una politica monetaria «accomodante» resta appropriata per la Bce, ha proseguito il numero uno dell'Eurotower, secondo cui l'Omt, l'annunciato piano di acquisto dei bond, è «ancora più essenziale, ora». «La Bce usa strumenti standard e non standard ma tutti basati sullo statuto» ha detto ancora Draghi a Berlino. «La Bce usa strumenti standard e non standard ma tutti basati sullo statuto».
«Abbassare il carico fiscale se danneggia economia e lavoro»
Il consolidamento dei conti pubblici, può essere «amico della crescita», ha proseguito il presidente della Bce: «Dobbiamo tenere presente che debiti fondati su politiche di spesa non sono una strada per la crescita. Invece il consolidamento dei conti pubblici può essere fatto favorendo la crescita attraverso il taglio delle spese improduttive, fissando dei piani di finanza pubblica di medio termine credibili e dettagliati e abbassando il carico fiscale dove danneggia l'economia e in particolare la creazione di posti di lavoro», ha sottolineato ancora Draghi.

venerdì 21 giugno 2013

Banche private nel capitale di Bankitalia: un caso di conflitto di interessi?

Dal Corriere della Sera:

L’elenco dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia parla chiaro: la maggioranza fa capo a banche e
assicurazioni. Eppure, una legge del 2005 aveva stabilito il trasferimento allo Stato entro tre anni delle quote in mano ai privati. Ma il regolamento attuativo non è mai stato approvato e la politica ha preferito sorvolare. A molti appare un enorme caso di conflitto di interessi, visto che tra i poteri della Banca centrale c’è quello di vigilare sul sistema bancario. Ma da Via Nazionale arrivano ciclicamente ampie rassicurazioni: il problema non c’è – è scritto in un recente comunicato ufficiale  - perché la governance, cioé la struttura decisionale prevista dallo Statuto, è indipendente dai partecipanti privati al capitale. Una posizione ribadita dallo stesso direttore generale  Salvatore Rossi. Al tema è dedicata la puntata settimanale di ‘Uomo da marciapiede’. La gran parte degli interpellati non conosce la questione. Altri sanno e dicono che è uno scandalo. Altri ancora la ritengono una cosa normale, perché le banche “non hanno alcuna influenza sul potere di vigilanza”.

giovedì 13 giugno 2013

Banco Desio si accorda coi sindacati, costo lavoro si ridurrà di 12 mln

Da Milano Finanza:

Accordo raggiunto coi sindacati sulla riduzione del personale e il titolo Banco Desio scatta in avanti a Piazza affari (+2,79% a quota 1,917 euro). La banca oggi ha siglato con una delegazione sindacale di Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca un accordo, nell'ambito del piano industriale 2013-2015, che prevede, in sintesi, una riduzione dell'organico di 100 unità (1.827 unità a fine marzo) e la trasformazione di almeno l'80% dei contratti a tempo determinato, apprendistato e inserimento, in contratti a tempo indeterminato.
La riduzione dell'organico avverrà per cessazione del rapporto di lavoro dei dipendenti che maturino il diritto alla pensione entro il 30 aprile 2014 e con l'accesso volontario al fondo di solidarietà per chi matura il diritto alla pensione entro fine 2018. Questi interventi comporteranno un onere una tantum di 17 milioni nel primo semestre di quest'anno ma produrranno a regime, cioè dal 2016 e per gli anni successivi, una riduzione del costo del lavoro pari a 12 milioni.
Il piano industriale 2013-2015 del Banco Desio ha fissato per il 2015 l'obiettivo di un utile intorno a 40 milioni, un cost/income al 58%, un margine di intermediazione a +5%, una raccolta diretta oltre il 5% e indiretta oltre il 3% con un core tier 1 oltre l'11% e un total capital ratio oltre il 12,5%.
Target ambiziosi, soprattutto a livello di utile, considerando che l'istituto ha archiviato l'esercizio 2012 con un utile netto consolidato pari a 20,2 milioni di euro, in calo di 55,1% rispetto a 44,942 milioni del 2011. Mentre nel primo trimestre di quest'anno l'utile netto consolidato di pertinenza della capogruppo è risultato pari a 3 milioni euro, in netto calo dai 17,8 milioni dei primi tre mesi del 2012 a causa del maggior peso delle rettifiche su crediti, passate da 15,9 milioni a 23,8 milioni.

venerdì 7 giugno 2013

Andrea Cingoli: sopravvive chi ha una visione di lungo periodo

Andrea Cingoli
Andrea Cingoli, ad di Banca Esperia
Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia, la private banking joint-venture tra Mediobanca e Mediolanum, espone al Quotidiano Nazionale il suo pensiero riguardo alle pmi: vince chi ha una visione di lungo periodo ma il problema è come superare la dimensione familiare delle imprese italiane. Una migliore gestione aziendale deve passare necessariamente attraverso la competitività. Per fare questo però la gestione deve anche essere affidata a mani esterne con maggiore esperienza e competenza finanziaria e internazionale. Andrea Cingoli conclude così il suo discorso: “Su questo punto le piccole e medie imprese italiane devono ancora imparare molto, se non vogliono restare schiacciate dalla concorrenza”.

Draghi: «Ripresa più lontana nell’eurozona disoccupazione giovanile inaccettabile»

Dal Corriere della Sera: il credito è debole. Il presidente della Bce: «Flessibilità tutta scaricata sui giovani» 

Le riforme del mercato del lavoro «hanno scaricato tutta la flessibilità sulle spalle dei giovani» e ciò, insieme alla globalizzazione, è il principale motivo dell’elevata disoccupazione giovanile nell’Eurozona. Il presidente della Bce, Mario Draghi, che ha rinnovato l’invito ai governi affinché venga corretta la stortura di una disoccupazione giovanile che raggiunto «livelli inaccettabile». La Banca centrale europea ha nuovamente tagliato le sue stime per la crescita dell’Eurozona per il 2013, ora a -0,6% contro -0,5% indicato tre mesi fa. Per il 2014 le nuove stime danno +1,1%, rivisto lievemente al rialzo.


RIFORME AVANTI - I Paesi in difficoltà che ora godono di un atteggiamento più favorevole da parte dei mercati non devono abbassare la guardia e abbandonare gli sforzi per realizzare le riforme strutturali per la crescita.  TASSI FERMI - Il tasso d’interesse di riferimento è rimasto fermo allo 0,50%, livello che rappresenta il minimo storico dalla nascita dell’euro. La decisione era attesa dal mercato, anche se alcuni analisti non escludono che un ulteriore ribasso dello 0,25% possa essere deciso entro luglio. Molto dipenderà dalle scelta della Fed, la banca centrale americana. Invariati anche il tasso marginale all’1% e quello sui depositi a zero.

LA DECISIONE - «A grandissima maggioranza il consiglio direttivo della Bce» ha ritenuto non esistessero le condizioni per un nuovo taglio dei tassi. Lo ha detto in conferenza stampa il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi. «Abbiamo avuto un’ampia discussione su quelle misure che devono affrontare i problemi di finanziamento» ha aggiunto. Fra le misure valutate, le iniezioni di liquidità (Ltro), le asset-backed securities, la politica dei collaterali

STRESS TEST - I nuovi stress test che la Bce condurrà dovranno avvenire dopo l’impegno dei governi e delle altre istituzioni a fornire un sostegno per il rafforzamento del capitale delle banche. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi: «non vogliamo fare l’errore del 2011», ha detto Draghi.

venerdì 31 maggio 2013

Andrea Cingoli: le pmi vanno patrimonializzate

Andrea Cingoli
Andrea Cingoli, ad di Banca Esperia
Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia, joint-venture Mediobanca-Mediolanum, spiega al Quotidiano Nazionale che pianificare è l’unico modo che hanno le imprese italiane per sopravvivere al meglio alla crisi. Il patrimonio familiare va mantenuto intatto e non suddiviso nelle generazioni a seguire affinchè sia usato come polmone finanziario se la azienda lo chiede in aiuto. Oggi il patrimonio non si conserva più cercando investimenti sicuri, dice Andrea Cingoli, bensì è la scelta strategica di lungo periodo la svolta vincente. Banca Esperia offre proprio la soluzione del trust, che permette di mantenere il patrimonio intatto anche in caso di successione. Le pmi italiane, per poter competere con l’internazionalizzazione e la pressione dei mercati globalizzati, devono cambiare il proprio modello di gestione; devono patrimonializzare le imprese. Questo il pensiero finale di Cingoli.

lunedì 27 maggio 2013

Profumo: «Riusciremo a rilanciare Mps»


Leggendo sul Sole 24 Ore, il futuro di Mps sembra sull'onda del rilancio.

«Pensiamo di riuscire a farcela: rilanceremo Mps». Alessandro Profumo, amministratore delegato del Monte dei Paschi, indica la sua ricetta per il ritorno alla redditività della banca senese al convegno «Crescere tra le righe» in corso di svolgimento al Borgo La Bagnaia in occasione dell'ottava edizione dell'Osservatorio permanente giovani-editori.
La strada da percorrere non sarà tuttavia semplice e ha una fermata obbligatoria: il rimborso dei 4 miliardi di Monti bond, che nel caso non avvenisse ha l'evidente rischio di una nazionalizzazione del gruppo senese legata al probabile ingresso del Tesoro per effetto del pagamento in azioni. Profumo elenca allora la ricetta che porta al rimborso delle obbligazioni governative: «Ogni anno paghiamo gli interessi ma la scadenza temporale è molto più lunga. Abbiamo già detto come pensiamo di fare. Dobbiamo rimborsarli rendendo la banca più efficiente con più reddito, riqualificando i ricavi e tagliando i costi. Un aumento di capitale (fino a un miliardo entro i prossimi due anni, ndr) certamente dovremo farlo e poi dovremo riposizionare la banca, rendendola più efficente». Il tema della nazionalizzazione quindi per ora non è all'ordine del giorno. «Noi lavoriamo per avere un Monte dei Paschi di Siena indipendente» ribatte Profumo, rispondendo alle speculazioni su un possibile futuro della banca senese sotto il controllo pubblico. Come non sembra all'ordine del giorno una fusione con Bancoposta, controllata di Poste Italiane. L'indiscrezione, riportata ieri dal settimanale L'Espresso, è stata smentita giovedi dallo stesso amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, e dall'amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi. [...].
Alcune persone della precedente gestione Mps, spiega Profumo, «hanno deciso di nascondere problemi per mantenere le posizioni, hanno fatto scelte fuori dalle regole, tagliato angoli e nascosto problemi: hanno sfruttato persone deboli che, avendo famiglia, non avevano il coraggio di dire che certe scelte erano sbagliate. In particolare, mancavano criteri fondamentali di buona governance». L'Ad ha toccato anche il tema delle Authority e del rispetto delle regole: «Quello che è accaduto al Monte dei Paschi poteva succedere in altre situazioni nel nostro Paese, perché non abbiamo la cultura delle regole».
Il tema più scottante resta quella della mala-gestione del precedente management. Parlando della precedente gestione su cui la procura di Siena sta indagando sia per lo scandalo dei derivati sia per l'acquisizione di Antonveneta, Profumo ricalca quanto già detto in assemblea al momento della votazione dell'azione di responsabilità ai danni di Giuseppe Mussari (ex presidente) e Antonio Vigni (ex dg).

mercoledì 22 maggio 2013

Lo spread è stabile, ma le vendite si accaniscono su Mps


Monte dei Paschi di Siena su Milano Finanza:

Prosegue in calo la seduta di Piazza Affari con l'indice Ftse Mib in flessione dello 0,40%. Sul mercato dei titoli di Stato il Btp a 10 anni è scambiato a un rendimento del 3,92% con lo spread stabile a quota 254 punti base, ma le banche perdono terreno, soprattutto Mps (-1,10 % a 0,2346 euro) all'indomani della notizia che le indagini relative alla cosiddetta "banda del 5%" si sono concentrate su una cospicua somma di denaro che, tramite operazioni strutturate, sarebbe circolata da San Marino fino all'arcipelago della Repubblica di Vanuatu, paradiso fiscale da cui i soldi sarebbero rientrati in Italia con lo scudo fiscale.
Secondo fonti investigative, il quadro dell'inchiesta sulla "banda del 5%" sembrerebbe sempre più chiaro, specie dopo la quindicina di perquisizioni condotte lo scorso 16 maggio dagli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza in varie città d'Italia e in Svizzera. Per quanto riguarda invece il filone d'inchiesta sui derivati sottoscritti da Mps con Nomura e Deutsche Bank sembra essere slittata ulteriormente la decisione del riesame sulla mancata convalida da parte del gip Ugo Bellini del 
provvedimento di sequestro da 1,8 miliardi di euro a Nomura. La decisione era attesa in un primo momento per la fine di maggio. Mentre le indagini proseguono, le due principali sfide del management di Mps restano il riequilibrio del funding, attualmente sovraesposto alla raccolta via Ltro (oltre il 20% del totale delle fonti di funding) e la qualità del credito, vista l'accelerazione nel primo trimestre di quest'anno della generazione di crediti problematici a 4,2% dal 3,8% del quarto trimestre 2012. In base alle stime di Equita, uno scenario base case è rappresentato da un target di Core Tier 1 ratio 2015 del 10,5%, da 480 milioni di euro derivanti dalla cessione dell'IT e da un miliardo di euro di aumento di capitale nel 2014. Mps dovrebbe convertire circa un miliardo di euro di Monti bond e il tangible equity scenderebbe a 0,35 euro per azione con il titolo che tratterebbe a un rapporto prezzo/tangible equity di 0,66 volte e a un rapporto prezzo/utile rettificato di 13,4 volte. Il downside è rappresentato dalla scarsa visibilità sul miglioramento del Core Tier 1 ratio via cessioni e dal deterioramento dell'asset quality. Lo scenario rialzista della sim è legato all'opzionalità sull'aumento dei tassi a breve (+30% di utile in caso di 25bps di aumento dell'Euribor), sull'ulteriore riduzione dello spread e su eventuali incassi dalle cause con le banche d'affari internazionali. Dopo aver alzato la stima dell'utile 2015 da 187 a 278 milioni, il target price di Equita su Mps passa da 0,15 a 0,19 euro, ma il rating resta hold proprio per le criticità sopra evidenziate.

lunedì 20 maggio 2013

Andrea Cingoli: pianificare per contrastare la crisi

Andrea Cingoli
Andrea Cingoli, ad Banca Esperia
Andrea Cingoli, dal 2009 amministratore delegato della private banking Banca Esperia, svela al Quotidiano Nazionale la strategia, secondo lui vincente, per fare fronte al periodo di incertezza che a causa della crisi si sta abbattendo sulle imprese familiari italiane: la carta vincente è la pianificazione. Andrea Cingoli prosegue dicendo che si deve agire in questo modo perchè bisogna evitare che le aziende nate dalla spinta creativa del fondatore, siano poi disperse in mille rivoli nelle generazioni che seguono. Il patrimonio va mantenuto intatto. Solo così si può evitare di scontrarsi in gravi conflitti in periodi difficili come questo.

giovedì 16 maggio 2013

Le banche hanno bisogno delle magie di Draghi

Da Morningstar: 

La bacchetta di Mario Draghi ha fatto magie per i titoli del comparto finanziario. Ma ora, dicono gli analisti, l’incantesimo potrebbe spezzarsi. Da quando il presidente delle Bce a luglio dell’anno scorso ha detto che l’istituto centrale avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l’euro, i titoli bancari sono saliti di quasi il 50%. Una performance niente male per un segmento legato a filo doppio al ciclo congiunturale che dovrebbe essere abbacchiato per le deboli prospettive economiche del Vecchio continente.

Lasciare o tenere?
Logico quindi che gli operatori inizino a chiedersi se valga la pena puntare ancora su questi titoli e dove sono (se ci sono) le opportunità di acquisto. “Secondo noi le azioni del settore bancario europeo sono valutate correttamente e non ci sono ulteriori margini di miglioramento”, dice senza girarci intorno Erin Davis, analista di Morningstar. “Ai valori attuali non ci sono i margini di sicurezza sufficienti per continuare a puntare sul settore. Soprattutto alla luce dei rischi che corre l’economia della regione e della possibilità di nuovi shock, come quelli a cui abbiamo assistito per il salvataggio di Cipro”.
Se si guarda alle valutazioni del comparto (mediamente 0,9 volte rispetto ai valori di libro) sembra quasi che il mercato dia per scontata una imminente ripresa dell’Europa. Un’eventualità che, tuttavia, i numeri faticano a dimostrare. La Commissione Europea ha pubblicato le stime trimestrali sull’economia europea, abbassandole di un decimo sul 2013 (da -0,3% a -0,4%) e di due decimi sul 2014 (da +1,4% a +1,2%). La seconda lettura degli indici Pmi di aprile ha fatto registrare una leggera revisione verso l’alto dei dati, con il composite area Euro a 46,9 dalla prima lettura di 46,6 e contro il 46,5 di marzo. I dati rimangono comunque su livelli coerenti con un Pil (Prodotto interno lordo) in contrazione. Il dato generale sulle vendite al dettaglio europee di marzo è stato in linea con le attese, a -0,1% mese su mese. Alle variazioni negative di Italia, Germania e Spagna si è contrapposto il rimbalzo dei consumi in Francia. E lo scenario rimane quantomeno incerto in Europa, vista la situazione del mercato del lavoro. “Alla luce di questa situazione gli investitori dovrebbero aspettare una discesa di almeno il 40% del valore dei titoli prima di prendere in considerazione l’acquisto dei bancari”, continua l’analista di Morningstar.
Oltre ai rischi legati alla congiuntura, bisogna poi considerare quelli connessi alle scelte politiche dell’Europa. Le banche potrebbero finire nuovamente nel mirino dei legislatori se si decidesse di procedere al salvataggio di uno stato attraverso prelievi forzosi sui conti correnti. Una iattura per i risparmiatori, ma anche un bel guaio per le banche che, presumibilmente, si troverebbero ad avere a che fare con una corsa al ritiro dei soldi da parte dei correntisti. “In una situazione del genere gli istituti di credito avrebbero anche difficoltà a reperire capitali sul mercato”, dice Davis.

venerdì 10 maggio 2013

Andrea Cingoli vede la crisi come motore di cambiamento

Andrea Cingoli
Andrea Cingoli, a.d. di Banca Esperia
Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia, si rivolge alle imprese italiane che, a causa della crisi, vedono diminuire sempre di più la domanda e rallentare i consumi. Al Quotidiano Nazionale dice:  “I tempi di crisi non vanno presi come una disgrazia, ma come il motore di un cambiamento”. È questo il momento migliore, continua Andrea Cingoli, per ripensare a un nuvo modello di business; la crisi va usata come spinta per cercare qualcosa di diverso. Ormai bisogna pensare a un modello imprenditoriale che non implichi una pianificazione a lungo termine, bensì che sia incentrato sulla figura del capo famiglia, conclude Cingoli.











mercoledì 8 maggio 2013

Bankitalia, Rossi è il nuovo dg. Sanucci è vice direttore generale

Repubblica rende noto il nome del nuovo direttore di Bankitalia.

 MILANO -  E' Salvatore Rossi il nuovo direttore generale della Banca d'Italia. Lo ha nominato il Consiglio Superiore di Bankitalia - a seguito della nomina di Fabrizio Saccomanni a ministro dell'Economia e delle Finanze - su proposta del Governatore, Ignazio Visco. Rossi era già membro del Direttorio in qualità di vice direttore generale. In conseguenza di tale nomina, e al fine di integrare il Direttorio, il consiglio superiore, sempre su proposta del Governatore, ha nominato vice direttore generale Valeria Sannucci.

Salvatore Rossi. Nato a Bari il 6 gennaio 1949, laureato in matematica, è membro del direttorio e vice direttore generale di Bankitalia dal 17 gennaio 2012, dal primo gennaio scorso è anche membro del direttorio integrato dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass). Nel 2013 ha fatto parte del "gruppo di lavoro in materia economico - sociale ed europea", istituito dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel 2011 è stato segretario generale della Banca d'Italia e consigliere del direttorio per i problemi della politica economica, prima è stato direttore centrale per la ricerca economica e le relazioni internazionali e capo del servizio studi. Rossi è membro del comitato strategico del Fondo strategico italiano (Fsi), del consiglio di amministrazione della Fondazione del centro internazionale di studi monetari e bancari (Icmb) di Ginevr
consiglio direttivo dell'Einaudi institute for economics and finance (Eief), dell'Istituto affari internazionali (Iai), del consiglio di amministrazione dell'istituto Adriano Olivetti (Istao), del comitato scientifico della rivista L'industria e dello Eurosystem it steering committee.
a, del consiglio di presidenza della Società italiana degli economisti (Sie), del

venerdì 3 maggio 2013

E Draghi prolunga fino a metà 2014 le aste per fornire liquidità illimitata al sistema bancario

Il Corriere della Sera pensa positivo. La Bce ha adottato diverse misure per fornire liquidità e rilanciare il credito al settore privato.

BRATISLAVA – Da Bratislava, la capitale della Slovacchia, la Bce è scesa in campo in modo deciso per rilanciare l’economia e i prestiti al settore privato, tagliando i tassi di interesse e garantendo liquidità «fino a quando è necessario», e almeno fino al luglio del 2014. Perché l’inflazione è calata più in fretta del previsto, a un minimo pari all’1,2%, mentre l’obiettivo principale perseguito dalla Bce corrisponde a un target inferiore ma vicino al 2%, e anche le aspettative per il futuro sono ben ancorate a questo obiettivo.

SPAZIO DI MANOVRA - In questo quadro la Bce aveva ancora spazio di manovra per contribuire a sostenere la ripresa dell’economia, la quale, contrariamente al previsto, arriverà soltanto «più tardi» nel corso della seconda metà dell’anno. Mentre il settore del credito continua ad arrancare, soprattutto nei paesi sotto stress, anche se recentemente è intervenuto un leggero miglioramento, a fronte, tuttavia, di un aumento della domanda e di un restringimento delle condizioni dei prestiti. Da un lato quindi, le manovre guidate dal presidente della Bce Mario Draghi, contribuiranno a dare più ossigeno alle famiglie e alle imprese, rendendo meno caro il debito nei confronti del sistema bancario. Inoltre, sempre per cercare di riattivare il flusso di credito alle imprese e sostenere la ripresa, il Consiglio direttivo della Bce ha iniziato consultazioni con altre istituzioni, come l’Ebrd (L’Ente europeo per la ricerca e lo sviluppo), per trovare misure atte a sostenere i titoli che hanno come collaterali i prestiti emessi dalle banche, e facilitare così il flusso di credito a famiglie e imprese. Ma l’altro segnale, altrettanto importante, è stata la misura di prolungare fino a metà 2014 le aste trimestrali con le quali fornisce liquidità illimitata al sistema bancario, per rendere più certo il rifinanziamento delle banche in un orizzonte temporale garantito e migliorare così la fiducia nei mercati. In questo modo le banche «non avranno scuse», ha detto Draghi, sperando che gli istituti di credito tornino a prestare danaro a tassi inferiori invece che tenere ben stretta la liquidità, contribuendo nel frattempo a migliorare anche la frammentazione dei mercati finanziari, che costituisce uno dei problemi principali sorti con la crisi. La Bce ha dato un nuovo contributo alla crisi, ma esorta ora i governi a proseguire sulla strada delle riforme e, a Bruxelles, a spronare l’introduzione «cruciale» dell’unione bancaria.

lunedì 29 aprile 2013

Andrea Cingoli: La logica del free risk va superata

Andrea Cingoli, ad Banca Esperia
Andrea Cingoli, ad Banca Esperia
Andrea Cingoli, ad di Banca Esperia, joint-venture tra Mediobanca e Mediolanum, intervistato sul Corriere della Sera, commenta il problema della globalizzazione degli investimenti, a cui si affianca il concetto del rischio.
"La logica del free risk - spiega Cingoli - va superata, semplicemente perché non esiste più. In Italia abbiamo a lungo cercato l'investimento a rendimento elevato e a rischio zero. Siamo partiti dai Bot con rendimenti a doppia cifra, poi con l'avvento dell'euro siamo andati verso le obbligazioni di stato estere che ci hanno portato ai bond argentini, quindi abbiamo ripiegato sui corporate bond, trovando Cirio e Parmalat, a quel punto si è ripiegato sui bond bancari, ed è scoppiato il caso Lehman...».

Andrea Cingoli ha le idee chaire anche sui mercati ai quali conviene guardare:  "Gli Stati Uniti hanno appena registrato un record di Borsa, ma il trend dell'economia è sano e meritano attenzione. La Cina tiene e va considerata. Ma è necessario un salto interpretativo: bisogna passare dalla ricerca del mercato più performante alla ricerca della diversificazione ottimale, per rispondere alla volatilità che è un fattore critico e in aumento".

mercoledì 24 aprile 2013

Bpm, le dimissioni Annunziata sono un elemento di disturbo per la Spa

Su Milano Finanza ho trovato questo:

Il titolo della Banca Popolare di Milano si conferma tra i peggiori di Piazza Affari (-2,31% a 0,528 euro) dopo che ieri sera con una mossa inattesa il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Filippo Annunziata, ha presentato le dimissioni. La scelta non è apparentemente legata all'opposizione al progetto di trasformazione in Spa della popolare, ma al fatto che alcuni rappresentanti in consiglio, espressione dell'Associazione Amici della Bpm, ora sciolta, ma che avevano sostenuto la candidatura di Annunziata nel 2011, hanno votato contro l'approvazione del bilancio presentando un progetto alternativo alla trasformazione in Spa.
A pesare sono stati dunque gli 8 voti tra contrari e astenuti (su 18) in sede di approvazione del bilancio 2012. Dopo la scelta del presidente, altri 5-6 consiglieri starebbero valutando le dimissioni. La presidenza ad interim sarà data al vice presidente Giuseppe Coppini, mentre per le nuove nomine si parla dell'assemblea del prossimo 22 giugno. La notizia è negativa per il titolo in quanto segnala un aumento delle tensioni fra gli azionisti di Bpm in vista dell'assemblea di giugno chiamata anche a votare la trasformazione in Spa. E' chiaro, come osservano gli analisti di Mediobanca Securities (outperform e target price a 0,70 euro confermati sul titolo), co-underwriter nell'aumento di capitale di Bpm, che le dimissioni di Annunziata mostrano che la trasformazione in Spa non è un progetto che procede senza problemi. "Le dimissioni di Annunziata non mettono comunque a rischio l'assemblea, ma confermano che i sindacati hanno ancora un peso all'interno della banca", commentano gli analisti di Intermonte.
Tuttavia ora è ragionevole attendersi che il mercato riduca le probabilità di successo dell'operazione di trasformazione in Spa che secondo gli esperti di Equita (buy e target price a 0,65 euro) sono almeno 65% ma che rimangono comunque, anche post dimissioni, sopra il 50%. Nelle sue valutazioni, anche Banca Imi (buy e target price a 0,63 euro) ha incluso un 50% di probabilità che il progetto venga approvato.
"Restiamo convinti che il progetto di trasformazione in Spa abbia elevate probabilità di successo visto il razionale di governance ed economico che può garantire agli azionisti-dipendenti, a differenza di qualunque altra opzione alternativa", prevedono gli analisti di Equita. Lo stesso presidente del Consiglio di Gestione, Andrea Bonomi, ha confermato il commitment alla trasformazione in Spa, ribattendo con fermezza alle critiche mosse dai vertici delle altre popolari.
Adesso bisognerà vedere l'interpretazione che verrà data da Banca d'Italia. "Ricordiamo che secondo l'articolo 28 del Testo Unico Bancario, Banca d'Italia ha la facoltà di sospendere il voto dei dipendenti, togliendo così uno dei principali elementi di incertezza per l'assemblea del 22 giugno", aggiungono gli esperti di Intermonte (speculative buy e target price a 0,60 euro).

lunedì 22 aprile 2013

La ricetta anticrisi di Andrea Cingoli: diversificazione e la globalizzazione

Andrea Cingoli, a.d. di Banca Esperia
Andrea Cingoli, a.d. di Banca Esperia
Secondo Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia, joint-venture Mediobanca-Mediolanum, le ricette vincenti  contro la crisi sono la diversificazione e la globalizzazione dei portafogli.
"Concetti non semplici - spiega Cingoli in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera - visto che gli asset degli italiani sono, per il 70 per cento, investiti in Europa".
"L'eurocentricità ci contraddistingue.  Invece l'orizzonte è totalmente cambiato, ma è chiaro che il processo di adattamento è per forza lento».

mercoledì 17 aprile 2013

Contro Draghi. Guzzetti: «Le banche non fanno beneficenza»

Una brevissima riflessione trovata su Il Giornale: cosa possono fare le banche? Non siamo gli unici a chiedercelo.

Battibecco a distanza tra il presidente della Bce, Mario Draghi, e Giuseppe Guzzetti. Le banche «sono aziende e non enti di beneficenza», ha detto il presidente della Fondazione Cariplo e dell'Acri dopo le critiche mosse da Draghi: secondo il capo della Bce, le banche chiedono infatti prezzi «non ragionevoli» per concedere prestiti. Il problema non sono le banche ma «è il contesto», ha detto Guzzetti, che è garante insieme a Giovanni Bazoli degli equilibri di Intesa Sanpaolo. «In una situazione di crisi economica - si è chiesto - con le sofferenze che esplodono, cosa possono fare le banche?»

lunedì 15 aprile 2013

Andrea Cingoli: la clientela è più ottimista

Andrea Cingoli, a.d. di Banca Esperia
Andrea Cingoli, a.d. di Banca Esperia
Secondo Andrea Cingoli, amministratore delegato di Banca Esperia, joint-venture Mediobanca-Mediolanum, il sentiment della clientela in questo inizio d'anno è fortemente condizionato dal recente passato.
"Nel 2011 - ricorda Cingoli - vedevano il baratro pensando alle obbligazioni del governo italiano. Oggi hanno messo alle spalle un 2012 di recupero e sono in una posizione di attesa o di verifica. Si sta diffondendo la convinzione che dalle difficoltà si possano generare delle opportunità. Il sentiment è meno negativo del passato".
Andrea Cingoli dà anche suggerimenti per il futuro:
"Noi abbiamo rovesciato negli ultimi anni la nostra prospettiva. Abbiamo venduto i fondi hedge nel 2011, i fondi immobiliari nel 2012 e ci siamo focalizzati su tre aspetti: euro equity, Eurobond, total return, evitando i conflitti di interesse e offrendo una architettura aperta alla clientela, nel segno della trasparenza".






sabato 13 aprile 2013

Mucchetti sull'Unità: CDP può far meglio, la politica stia lontana

Giovanni Gorno Tempini
Giovanni Gorno Tempini
amministratore delegato
Cassa depositi e prestiti
Nell'edizione di eri, 11 aprile, il Sole 24 ore ha sostenuto l'immediata riconferma di Franco Bassanini come presidente di CDP, Cassa depositi e prestiti, e di Giovanni Gorno Tempini come suo amministratore delegato.
Oggi sull'Unità è uscito un interessante commento di Massimo Mucchetti, che la definisce "una presa di posizione importante", perché "La partita del Quirinale puù distrarre l'opinione pubblica dal controllo su quanto accade o può accadere in un centro di potere come la CdP, che pure amministra ben 300 miliardi di risparmio postale.

L'articolo purtroppo non è on-line sul sito dell'Unità, ma si può leggere in pdf qui >>

venerdì 12 aprile 2013

La fame di rendimenti

è incredibile la situazione dei mercati esteri e italiani! Ecco come la spiega Il Sole 24 Ore:

L'appetito viene mangiando. La fame di "yield", rendimento, sembra insaziabile. I mercati mandano giù di tutto, voraci, anche i bocconi indigesti italiani impastati di ingovernabilità, recessione e debito: e il Tesoro raccoglie 18 miliardi con titoli da 3 mesi a 15 anni a tassi in calo e domanda solida.
E perchè mai fermarsi qui? I più ingordi sperano anzi che sia l'inizio di un "grande rally". Al di là dello spread tra BTp e Bund, il rendimento assoluto dei titoli di Stato italiani è calato vistosamente dai picchi di fine febbraio e potrebbe scendere ancora: il BTp a tre anni (uno nuovo in asta ieri) lo scorso gennaio sfondata la soglia del 2% rendeva l'1,90% mentre ieri ha chiuso sul secondario attorno al 2,30 per cento. Il BTp decennale può ambire a sforare il muro del 4 per cento. Come arrivare al "grande rally?". È seriamente alla portata? I mercati sono drogati di liquidità e si lasciano andare in slanci di euforia, quando qualcosa va storto (Cipro) lo mandano giù attingendo speranza da quel bicchiere che per ora è sempre mezzo pieno. Ma non sono mercati irrealistici. All'Italia, terzo Pil dell'Eurozona, basterebbe un accordo politico (con qualsiasi nome, governissimo, larghe intese, o grande coalizione) per un Esecutivo che lavori di lena almeno fino a fine anno portando a casa non solo il taglio dei costi della politica e le modifiche alla legge elettorale ma quelle riforme strutturali essenziali per garantire la ripresa economica. Un'Italia che torna a crescere l'anno prossimo, che si impegna per recuperare la competitività persa, che rimette il debito/Pil sulla traiettoria in calo, è un invito a prende posto al tavolo della grande abbuffata di yield. «L'Italia è l'investimento con i prezzi più scontati (the cheapest) tra tutti quelli che seguiamo», annotava ieri Société Générale in un'analisi sul reddito fisso. «Il BTp trentennale rende ancora il 5%, dove lo trovi un rendimento così alto con un rischio più contenuto di quello spagnolo», ha affermato un trader in BTp, convinto che l'Italia non incorpori più quel rischio sistemico che lo scorso luglio - prima che Mario Draghi introducesse le OMTs (acquisti sul secondario di titoli di Stato dei Paesi che chiedono assistenza all'Esm) - aveva fatto schizzare il rendimento del BTp triennale al 5,65 per cento.
L'occasione è ghiotta: quel tempo che le banche centrali hanno comprato, ed è presto a dire se a caro prezzo, è un'opportunità da non perdere.
Qualcosa può andare storto e soffocare il rally, naturalmente. C'è chi teme che esploda il caso della Slovenia, ma il grosso pasticcio di Cipro non è risultato indigeribile. C'è chi si preoccupa per un declassamento dell'Italia: se da un lato è plausibile che le agenzie di rating siano disposte a concedere del tempo all'Italia, dall'altro lato il rischio sovrano italiano ha incassato già la spaventosa raffica di retrocessioni degli ultimi due anni. Quel che mette più paura, in fin dei conti, è il ritorno alle urne questa estate, un'ingovernabilità a oltranza che mandi all'aria le riforme strutturali, peggiorando la recessione e con essa un debito/Pil che intanto invece di scendere, è salito oltre il 130 per cento.
Quel che serve è la discesa di spread e rendimenti dei BTp, un rimedio che può funzionare meglio del taglio dei tassi della Bce perchè arriva diritto al cuore del problema, trascinando all'ingiù un costo del denaro troppo caro per le imprese italiane, PMI per prime. Così in attesa che la politica faccia la sua parte, il Tesoro fa la sua: dal prossimo lunedì si avvia il collocamento del quarto BTp Italia, titolo indicizzato all'inflazione italiana, per il palato del risparmiatore italiano, collocato da un sindacato di banche italiane (Unicredit e Banca Imi lead manager affiancate da Banca Akros e Banca Sella comanager). Se tutto andrà bene, la raccolta potrebbe arrivare a 6-7 miliardi, forse 10, portando il bottino delle aste di metà mese oltre 25 miliardi.

mercoledì 27 marzo 2013

Andrea Cingoli commenta l'acquisizione della Fiduciaria San Babila

Andrea Cingoli, ad di Banca Esperia
Andrea Cingoli, ad di Banca Esperia
Andrea Cingoli, amministratore delegato dall'aprile 2009 di Banca Esperia, la joint-venture Mediobanca-Mediolanum,  commenta così l'acquisizione della Fiduciaria San Babila, un portafoglio di circa 0,5 miliardi e circa 700 mandati, con un milione di ricavi:
"Vogliamo essere vicini al nostro business. Il posizionamento è uno dei nostri trend più importanti e la Fiduciaria San Babila ha una presenza di una certa importanza in Emilia-Romagna e Lombardia."
"Siamo al decimo posto tra i private bankers in Italia - continua Andrea Cingoli - un risultato importante se consideriamo che noi vogliamo essere una boutique del private banking e che siamo gli unici dedicati, mentre davanti a noi abbiamo o divisioni di banche commerciali o banche estere".

lunedì 25 marzo 2013

L'anomalia di Carige: gli utili restavano alti perchè non si pulivano i crediti a rischio

è incredibile come anche le banche cerchino di fare di tutto per sfuggire alla crisi. Ma da questa non si scappa, in nessun modo. Il Sole 24 Ore presenta un tentativo fallito di fuga. 

C'è una banca in Italia, tra le grandi, che fino a ieri non sentiva aria di crisi. O meglio dai suoi conti trapelava aria di buona salute. Nonostante i tempi amari per l'intero sistema bancario. È Banca Carige, l'istituto presieduto da Giovanni Berneschi che macinava imperterrito profitti nell'ordine dei 200 milioni l'anno almeno dal 2008. Senza pause. Nel 2008 i profitti erano stati di 205 milioni; l'anno dopo, ancora 205 milioni e poi nel 2010 e 2011 solo una lievissima flessione: 177 milioni i profitti realizzati nel 2010 e 186 milioni nel terribile 2011. Una macchina da guerra, immune ai morsi della crisi che invece travagliava le altre banche italiane. E anche il credito erogato non scarseggiava. I prestiti correvano anno su anno: nel 2009 erano 22 miliardi saliti a 27 miliardi nel 2011. E addirittura a 30 miliardi nel 2012. Un buon 35% in più di impieghi a famiglie e imprese, quando buona parte del sistema bancario metteve il freno ai volumi dei prestiti. Come è stato possibile? C'era la crisi, le banche cominciavano a veder dimezzati gli utili e tagliati i crediti, mentre Carige andava controcorrente. Il mistero della corsa solitaria della banca genovese, si è svelato nelle settimane scorse. La banca, sotto sollecitazione delle autorità di controllo, dovrà affrontare un rafforzamento patrimoniale per 800 milioni. Berneschi fino all'ultimo aveva provato a scansare questa eventualità. Tramite un'operazione di scorporo degli sportelli si era costruita utili straordinari per 750 milioni, ma la Consob ha detto che così non si fa. Marcia indietro e via a un vero aumento di capitale e/o a vendita di asset. Ma come, se tutto filava in ordine perchè chiedere a Carige di alzare il capitale? Non bastavano quei 200 milioni di profitti sfornati ogni anno dall'inizio della crisi in poi? No, forse perchè quei profitti erano più frutto di politiche contabili che di utili reali. C'è un dato che illumina l'anomalia nei bilanci della banca presieduta da Berneschi. Quei profitti erano così copiosi perchè Carige, tra tutte le grandi banche italiane, non svalutava adeguatamente i crediti malati. Un fenomeno, quello della svalutazione pesante dei crediti in sofferenza, che ha riguardato tutte le banche italiane, ma che Carige ha sempre sottostimato. Eccolo il confronto. Tra il 2009 e il 2011, pur con il forte aumento dei prestiti, Carige ha svalutato cifre contenute: 99 milioni nel 2009; 114 milioni nel 2010; 118 nel 2011. Un'inezia. Tanto per capirci, una banca come UniCredit ha visto passare le perdite sui crediti da 3,5 miliardi del 2008 a 6,7 miliardi del 2010. Quasi un raddoppio. Il segreto che teneva alti gli utili era che Carige copriva i crediti dubbi almeno a partire dal 2009 a tassi bassi, intorno al 46-47% del totale, quando la media delle banche italiane era sopra il 60%. Un artificio contabile che ha permesso a Carige di presentare bilanci con utili sempre costanti a dispetto della crisi. Una vera anomalia nel panorama bancario italiano. Ora, grazie all'intervento dei regolatori, quella pratica è stata abbandonata. E i risultati si sono visti tutti nel bilancio 2012. Carige ha visto infatti le rettifiche sui crediti passare da 118 milioni (il suo trend storico e immutato nel tempo) a ben 447 milioni con un balzo di oltre 330 milioni in più. Insomma si è pulito finalmente il bilancio e la banca è andata in perdita per 62 milioni. Per la prima volta dall'avvio della crisi. Meglio tardi che mai, si è realizzato l'allineamento dei conti al resto delle banche italiane. Ma per anni quel maquillage faceva apparire Berneschi più bravo e capace degli altri banchieri italiani. Ora quel giochetto si è rotto ed è emersa la verità.


giovedì 21 marzo 2013

La banca diventa scuola: clienti a lezioni di finanza


Diffondere nel Paese la cultura finanziaria: il Giornale ha centrato il punto.

La cultura finanziaria è poco diffusa e ciò, spesso, è la principale fonte di perdite di ricchezze e di risparmi. Riferisce Fabio Gallia, amministratore delegato di Bnl, che anche nel mondo anglosassone tanta gente fa fatica a distinguere tra un'azione e un'obbligazione, e che in Italia il 70% delle persone non si sentono autonome di fronte alle scelte finanziarie. È partendo da questi assunti che la Banca nazionale del lavoro (gruppo Bnp-Paribas), ha sviluppato dal 2008 il progetto «EduCare», che ha coinvolto finora 43mila persone e 4mila imprese, in 2.600 eventi. La giornata di ieri, in tutta Italia, nelle sedi Bnl è stata dedicata a 500 seminari gratuiti, aperti a clienti e non clienti, proprio con lo scopo di «educare» a un corretto rapporto con il denaro e con le scelte che esso impone, sia quando lo si possiede (gestione dei risparmi) sia quando non lo si possiede (scelta del mutuo o dell'indebitamento). Gallia ha sottolineato l'intendimento di trasferire concetti semplici e concreti per avviare il cliente verso scelte consapevoli. L'esperienza educativa avviata dalla Bnl è stata esportata anche all'estero, in Francia, in Belgio, in Turchia, raccogliendo sempre unanimità di consensi. «Vogliamo ridurre l'asimmetria tra cliente e specialista», ha sottolineato l'ad, «perché con un cliente più informato il rapporto è migliore». E poi ha aggiunto: «Non dobbiamo mai perdere di vista quello che è il fine ultimo di una banca: aiutare a realizzare un progetto, sia esso un investimento industriale o l'acquisto di una casa».
All'incontro, svoltosi ieri a Milano, coordinato da Nicola Saldutti, hanno partecipato anche Carlo Feltrinelli, Paolo Mottura e lo storico Valerio Castronovo, autore del libro sui cent'anni della Bnl, fondata nel 1913, proprio un secolo fa.


lunedì 18 marzo 2013

Andrea Cingoli: abbiamo saputo sfruttare al meglio la contingenza favorevole

Andrea Cingoli, ad Banca Esperia
Andrea Cingoli, ad Banca Esperia
Banca Esperia, joint-venture paritetica Mediobanca-Mediolanum, ha chiuso positivamente il 2012 sotto la guida di Andrea Cingoli, amministratore delegato dall'aprile 2009.
Un consistente aumento dei ricavi a 92,4 milioni di euro ( +35 per cento sul 2011), costi pressoché stabili (56 milioni, +3 per cento), una crescita degli asset under management del 7,7 per cento a 13,8 milioni e un utile raddoppiato a 10 milioni.

Andrea Cingoli, intervistato oggi da Stefano Righi sul Corriere, ha dichiarato:
"È stato un buon anno per i mercati, tutta l'industria ha registrato un trend di ripresa che è stato il logico contraltare alle difficoltà del 2011, quando le tensioni erano divenute concrete sia sul fronte delle azioni che, soprattutto, dei bond governativi.  
Banca Esperia nel periodo è andata molto bene: abbiamo saputo sfruttare al meglio la contingenza favorevole e completare quel piano avviato nell'anno precedente mettendo in pratica il nostro nuovo modello di business ed. organizzativo. Abbiamo aumentato le masse amministrate e completato la pulizia del portafoglio".