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venerdì 13 giugno 2014

Bce, niente favori all'economia


Secondo alcuni operatoti, il piano dell'Eurotower per dare una spinta all'Europa, favorisce le Borse e, in particolare, le banche. I benefici per famiglie e imprese rischiano di essere scarsi. E i profitti aziendali potrebbero risenti.
Di seguito l'articolo tratto da Morningstar.it
Il piano dell'Eurotower per dare una spinta all'Europa, dicono alcuni operatori, favorisce le Borse e, in particolare, le banche. I benefici per famiglie e imprese rischiano di essere scarsi. E i profitti aziendali potrebbero risentirne.  - See more at: http://www.morningstar.it/it/news/125474/bce-niente-favori-alleconomia.aspx#sthash.LVOFAeUG.dpuf

Un favore ai mercati finanziari, ma per l’economia reale cosa resta? Il governatore, Mario Draghi, ha tirato fuori dall’arsenale della Banca centrale europea l’artiglieria pesante per combattere la deflazione e dare una spinta alla congiuntura del Vecchio continente. I mercati hanno festeggiato. Ma per la ripresa congiunturale della regione i benefici delle decisioni prese settimana scorsa dall’istituto sono tutti da dimostrare.

Cosa dice l’Eurotower Nell’ultima riunione dell’Eurotower è stato deciso un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. Per agire direttamente contro la deflazione è previsto un Ltro (Long term refinancing operations, piani di rifinanziamento a lungo termine condotti dalla Bce). C’è in agenda anche l’acquisto diretto di Abs (Asset backed securities), tassi bassi a lungo e lo stop alla sterilizzazione di titoli di debito pubblico acquistati con il programma Smp (Securities market programme, l’acquisto sul mercato secondario dei bond dei Paesi più colpiti dalla crisi finanziaria e i cui rendimenti erano diventati troppo onerosi). “Se c’è ancora necessità di muoversi, il consiglio direttivo è pronto a usare anche strumenti non convenzionali”, ha detto Draghi. “E gli acquisti di titoli su larga scala (o Quantitative easing, le iniezioni di liquidità sul modello di quelle fatte dalla Federal Reserve, Ndr) sono certamente uno di questi strumenti”.

Sarà vera gloria?
Il giorno dell’annuncio New York è salita dell’1,4%, le Borse europee sono cresciute dell’1,2% e quelle degli emergenti del 2,4% (le iniezioni di liquidità sono una buona notizia per gli emerging anche perché, in prospettiva, potrebbero migliorare la situazione di uno sbocco importante per l’export come il Vecchio continente). “Questi programmi dovrebbero aiutare”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Resta da capire chi ne beneficerà, quando e in che misura. Io, nonostante l’entusiasmo dei mercati, resto scettico. Il piano della Bce dovrebbe, fra le altre cose, aiutare a indebolire la moneta unica rendendo più competitivo l’export dall’Europa. Ma tutte le aree stanno cercando di far calare le rispettive divise. E in una situazione in cui tutti agiscono nello stesso modo e con le stesse tempistiche, è difficile che qualcuno prevalga. Inoltre, gli aiuti alle banche per facilitare i prestiti non possono aiutare una crescita che, semplicemente, non c’è. Nella regione ci sono ancora problemi strutturali e fiscali che i soldi a basso costo non possono risolvere. Infine, bisogna tenere conto che la situazione europea è diversa da quella americana. Nel Vecchio continente ci sono meno proprietari di case e meno investitori sul mercato azionario. Questo significa che un programma di rilancio simile a quello degli Usa potrebbe essere poco efficace”.

Le banche festeggiano…
Chi assicura, inoltre, che le banche utilizzeranno i capitali forniti dalla Bce per aiutare famiglie e imprese? “Come lo stesso Draghi ha spiegato, l’Eurotower non può obbligare le banche ad aumentare i prestiti, né è in grado di abbassare i tassi di interesse”, spiega una nota firmata da Azad Zangana, European Economist di Schroders. “Siamo in disaccordo con la decisione di portare i tassi sui depositi in territorio negativo, poiché ciò porta all’aumento dei costi di finanziamento delle banche, che a loro volta o aumenteranno le spese per i risparmiatori o incrementeranno i tassi di interesse sui prestiti. La decisione di lanciare le nuove Ltro permetterà di controbilanciare questi costi, ma solo per gli istituti di credito che decideranno di partecipare a tale programma di stimolo. L’interruzione delle operazioni di sterilizzazione del programma Smp in teoria dovrebbe far calare i tassi sul mercato monetario. Ma dato che sono vicino allo zero, l’intervento della Bce aiuterà ben poco l’economia reale”.

…tutti gli altri aspettano
Chi ci guadagna, quindi? “La mia conclusione è che questa situazione sia buona per i mercati, ma non sia abbastanza per l’economia reale”, spiega una nota di Yves Maillot, responsabile dell’equity europeo di Natixis Asset management. “A prima vista le misure annunciate vanno nella direzione giusta per l’equity (con una maggiore attenzione sul segmento bancario), per i bond a lungo termine e per un indebolimento dell’euro. Restano dei dubbi sull’impatto macro di questi piani, in riferimento ai profitti in Europa. Draghi ha detto che gli effetti sulla congiuntura si potranno vedere in tre o quattro trimestri. Questo suggerisce che la Bce non abbia fretta di fare un Qe. Ma questo mostra e conferma anche che le prospettive per la regione sono deboli e ciò non dà grande fiducia riguardo al futuro dei guadagni aziendali”.

Un favore ai mercati finanziari, ma per l’economia reale cosa resta? Il governatore, Mario Draghi, ha tirato fuori dall’arsenale della Banca centrale europea l’artiglieria pesante per combattere la deflazione e dare una spinta alla congiuntura del Vecchio continente. I mercati hanno festeggiato. Ma per la ripresa congiunturale della regione i benefici delle decisioni prese settimana scorsa dall’istituto sono tutti da dimostrare.
Cosa dice l’EurotowerNell’ultima riunione dell’Eurotower è stato deciso un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. Per agire direttamente contro la deflazione è previsto un Ltro (Long term refinancing operations, piani di rifinanziamento a lungo termine condotti dalla Bce). C’è in agenda anche l’acquisto diretto di Abs (Asset backed securities), tassi bassi a lungo e lo stop alla sterilizzazione di titoli di debito pubblico acquistati con il programma Smp (Securities market programme, l’acquisto sul mercato secondario dei bond dei Paesi più colpiti dalla crisi finanziaria e i cui rendimenti erano diventati troppo onerosi). “Se c’è ancora necessità di muoversi, il consiglio direttivo è pronto a usare anche strumenti non convenzionali”, ha detto Draghi. “E gli acquisti di titoli su larga scala (o Quantitative easing, le iniezioni di liquidità sul modello di quelle fatte dalla Federal Reserve, Ndr) sono certamente uno di questi strumenti”.
Sarà vera gloria?Il giorno dell’annuncio New York è salita dell’1,4%, le Borse europee sono cresciute dell’1,2% e quelle degli emergenti del 2,4% (le iniezioni di liquidità sono una buona notizia per gli emerging anche perché, in prospettiva, potrebbero migliorare la situazione di uno sbocco importante per l’export come il Vecchio continente). “Questi programmi dovrebbero aiutare”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Resta da capire chi ne beneficerà, quando e in che misura. Io, nonostante l’entusiasmo dei mercati, resto scettico. Il piano della Bce dovrebbe, fra le altre cose, aiutare a indebolire la moneta unica rendendo più competitivo l’export dall’Europa. Ma tutte le aree stanno cercando di far calare le rispettive divise. E in una situazione in cui tutti agiscono nello stesso modo e con le stesse tempistiche, è difficile che qualcuno prevalga. Inoltre, gli aiuti alle banche per facilitare i prestiti non possono aiutare una crescita che, semplicemente, non c’è. Nella regione ci sono ancora problemi strutturali e fiscali che i soldi a basso costo non possono risolvere. Infine, bisogna tenere conto che la situazione europea è diversa da quella americana. Nel Vecchio continente ci sono meno proprietari di case e meno investitori sul mercato azionario. Questo significa che un programma di rilancio simile a quello degli Usa potrebbe essere poco efficace”.
Le banche festeggiano…Chi assicura, inoltre, che le banche utilizzeranno i capitali forniti dalla Bce per aiutare famiglie e imprese? “Come lo stesso Draghi ha spiegato, l’Eurotower non può obbligare le banche ad aumentare i prestiti, né è in grado di abbassare i tassi di interesse”, spiega una nota firmata da Azad Zangana, European Economist di Schroders. “Siamo in disaccordo con la decisione di portare i tassi sui depositi in territorio negativo, poiché ciò porta all’aumento dei costi di finanziamento delle banche, che a loro volta o aumenteranno le spese per i risparmiatori o incrementeranno i tassi di interesse sui prestiti. La decisione di lanciare le nuove Ltro permetterà di controbilanciare questi costi, ma solo per gli istituti di credito che decideranno di partecipare a tale programma di stimolo. L’interruzione delle operazioni di sterilizzazione del programma Smp in teoria dovrebbe far calare i tassi sul mercato monetario. Ma dato che sono vicino allo zero, l’intervento della Bce aiuterà ben poco l’economia reale”.
…tutti gli altri aspettanoChi ci guadagna, quindi? “La mia conclusione è che questa situazione sia buona per i mercati, ma non sia abbastanza per l’economia reale”, spiega una nota di Yves Maillot, responsabile dell’equity europeo di Natixis Asset management. “A prima vista le misure annunciate vanno nella direzione giusta per l’equity (con una maggiore attenzione sul segmento bancario), per i bond a lungo termine e per un indebolimento dell’euro. Restano dei dubbi sull’impatto macro di questi piani, in riferimento ai profitti in Europa. Draghi ha detto che gli effetti sulla congiuntura si potranno vedere in tre o quattro trimestri. Questo suggerisce che la Bce non abbia fretta di fare un Qe. Ma questo mostra e conferma anche che le prospettive per la regione sono deboli e ciò non dà grande fiducia riguardo al futuro dei guadagni aziendali”.
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Un favore ai mercati finanziari, ma per l’economia reale cosa resta? Il governatore, Mario Draghi, ha tirato fuori dall’arsenale della Banca centrale europea l’artiglieria pesante per combattere la deflazione e dare una spinta alla congiuntura del Vecchio continente. I mercati hanno festeggiato. Ma per la ripresa congiunturale della regione i benefici delle decisioni prese settimana scorsa dall’istituto sono tutti da dimostrare.
Cosa dice l’EurotowerNell’ultima riunione dell’Eurotower è stato deciso un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. Per agire direttamente contro la deflazione è previsto un Ltro (Long term refinancing operations, piani di rifinanziamento a lungo termine condotti dalla Bce). C’è in agenda anche l’acquisto diretto di Abs (Asset backed securities), tassi bassi a lungo e lo stop alla sterilizzazione di titoli di debito pubblico acquistati con il programma Smp (Securities market programme, l’acquisto sul mercato secondario dei bond dei Paesi più colpiti dalla crisi finanziaria e i cui rendimenti erano diventati troppo onerosi). “Se c’è ancora necessità di muoversi, il consiglio direttivo è pronto a usare anche strumenti non convenzionali”, ha detto Draghi. “E gli acquisti di titoli su larga scala (o Quantitative easing, le iniezioni di liquidità sul modello di quelle fatte dalla Federal Reserve, Ndr) sono certamente uno di questi strumenti”.
Sarà vera gloria?Il giorno dell’annuncio New York è salita dell’1,4%, le Borse europee sono cresciute dell’1,2% e quelle degli emergenti del 2,4% (le iniezioni di liquidità sono una buona notizia per gli emerging anche perché, in prospettiva, potrebbero migliorare la situazione di uno sbocco importante per l’export come il Vecchio continente). “Questi programmi dovrebbero aiutare”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Resta da capire chi ne beneficerà, quando e in che misura. Io, nonostante l’entusiasmo dei mercati, resto scettico. Il piano della Bce dovrebbe, fra le altre cose, aiutare a indebolire la moneta unica rendendo più competitivo l’export dall’Europa. Ma tutte le aree stanno cercando di far calare le rispettive divise. E in una situazione in cui tutti agiscono nello stesso modo e con le stesse tempistiche, è difficile che qualcuno prevalga. Inoltre, gli aiuti alle banche per facilitare i prestiti non possono aiutare una crescita che, semplicemente, non c’è. Nella regione ci sono ancora problemi strutturali e fiscali che i soldi a basso costo non possono risolvere. Infine, bisogna tenere conto che la situazione europea è diversa da quella americana. Nel Vecchio continente ci sono meno proprietari di case e meno investitori sul mercato azionario. Questo significa che un programma di rilancio simile a quello degli Usa potrebbe essere poco efficace”.
Le banche festeggiano…Chi assicura, inoltre, che le banche utilizzeranno i capitali forniti dalla Bce per aiutare famiglie e imprese? “Come lo stesso Draghi ha spiegato, l’Eurotower non può obbligare le banche ad aumentare i prestiti, né è in grado di abbassare i tassi di interesse”, spiega una nota firmata da Azad Zangana, European Economist di Schroders. “Siamo in disaccordo con la decisione di portare i tassi sui depositi in territorio negativo, poiché ciò porta all’aumento dei costi di finanziamento delle banche, che a loro volta o aumenteranno le spese per i risparmiatori o incrementeranno i tassi di interesse sui prestiti. La decisione di lanciare le nuove Ltro permetterà di controbilanciare questi costi, ma solo per gli istituti di credito che decideranno di partecipare a tale programma di stimolo. L’interruzione delle operazioni di sterilizzazione del programma Smp in teoria dovrebbe far calare i tassi sul mercato monetario. Ma dato che sono vicino allo zero, l’intervento della Bce aiuterà ben poco l’economia reale”.
…tutti gli altri aspettanoChi ci guadagna, quindi? “La mia conclusione è che questa situazione sia buona per i mercati, ma non sia abbastanza per l’economia reale”, spiega una nota di Yves Maillot, responsabile dell’equity europeo di Natixis Asset management. “A prima vista le misure annunciate vanno nella direzione giusta per l’equity (con una maggiore attenzione sul segmento bancario), per i bond a lungo termine e per un indebolimento dell’euro. Restano dei dubbi sull’impatto macro di questi piani, in riferimento ai profitti in Europa. Draghi ha detto che gli effetti sulla congiuntura si potranno vedere in tre o quattro trimestri. Questo suggerisce che la Bce non abbia fretta di fare un Qe. Ma questo mostra e conferma anche che le prospettive per la regione sono deboli e ciò non dà grande fiducia riguardo al futuro dei guadagni aziendali”.
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Cosa dice l’EurotowerNell’ultima riunione dell’Eurotower è stato deciso un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. Per agire direttamente contro la deflazione è previsto un Ltro (Long term refinancing operations, piani di rifinanziamento a lungo termine condotti dalla Bce). C’è in agenda anche l’acquisto diretto di Abs (Asset backed securities), tassi bassi a lungo e lo stop alla sterilizzazione di titoli di debito pubblico acquistati con il programma Smp (Securities market programme, l’acquisto sul mercato secondario dei bond dei Paesi più colpiti dalla crisi finanziaria e i cui rendimenti erano diventati troppo onerosi). “Se c’è ancora necessità di muoversi, il consiglio direttivo è pronto a usare anche strumenti non convenzionali”, ha detto Draghi. “E gli acquisti di titoli su larga scala (o Quantitative easing, le iniezioni di liquidità sul modello di quelle fatte dalla Federal Reserve, Ndr) sono certamente uno di questi strumenti”.
Sarà vera gloria?Il giorno dell’annuncio New York è salita dell’1,4%, le Borse europee sono cresciute dell’1,2% e quelle degli emergenti del 2,4% (le iniezioni di liquidità sono una buona notizia per gli emerging anche perché, in prospettiva, potrebbero migliorare la situazione di uno sbocco importante per l’export come il Vecchio continente). “Questi programmi dovrebbero aiutare”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Resta da capire chi ne beneficerà, quando e in che misura. Io, nonostante l’entusiasmo dei mercati, resto scettico. Il piano della Bce dovrebbe, fra le altre cose, aiutare a indebolire la moneta unica rendendo più competitivo l’export dall’Europa. Ma tutte le aree stanno cercando di far calare le rispettive divise. E in una situazione in cui tutti agiscono nello stesso modo e con le stesse tempistiche, è difficile che qualcuno prevalga. Inoltre, gli aiuti alle banche per facilitare i prestiti non possono aiutare una crescita che, semplicemente, non c’è. Nella regione ci sono ancora problemi strutturali e fiscali che i soldi a basso costo non possono risolvere. Infine, bisogna tenere conto che la situazione europea è diversa da quella americana. Nel Vecchio continente ci sono meno proprietari di case e meno investitori sul mercato azionario. Questo significa che un programma di rilancio simile a quello degli Usa potrebbe essere poco efficace”.
Le banche festeggiano…Chi assicura, inoltre, che le banche utilizzeranno i capitali forniti dalla Bce per aiutare famiglie e imprese? “Come lo stesso Draghi ha spiegato, l’Eurotower non può obbligare le banche ad aumentare i prestiti, né è in grado di abbassare i tassi di interesse”, spiega una nota firmata da Azad Zangana, European Economist di Schroders. “Siamo in disaccordo con la decisione di portare i tassi sui depositi in territorio negativo, poiché ciò porta all’aumento dei costi di finanziamento delle banche, che a loro volta o aumenteranno le spese per i risparmiatori o incrementeranno i tassi di interesse sui prestiti. La decisione di lanciare le nuove Ltro permetterà di controbilanciare questi costi, ma solo per gli istituti di credito che decideranno di partecipare a tale programma di stimolo. L’interruzione delle operazioni di sterilizzazione del programma Smp in teoria dovrebbe far calare i tassi sul mercato monetario. Ma dato che sono vicino allo zero, l’intervento della Bce aiuterà ben poco l’economia reale”.
…tutti gli altri aspettanoChi ci guadagna, quindi? “La mia conclusione è che questa situazione sia buona per i mercati, ma non sia abbastanza per l’economia reale”, spiega una nota di Yves Maillot, responsabile dell’equity europeo di Natixis Asset management. “A prima vista le misure annunciate vanno nella direzione giusta per l’equity (con una maggiore attenzione sul segmento bancario), per i bond a lungo termine e per un indebolimento dell’euro. Restano dei dubbi sull’impatto macro di questi piani, in riferimento ai profitti in Europa. Draghi ha detto che gli effetti sulla congiuntura si potranno vedere in tre o quattro trimestri. Questo suggerisce che la Bce non abbia fretta di fare un Qe. Ma questo mostra e conferma anche che le prospettive per la regione sono deboli e ciò non dà grande fiducia riguardo al futuro dei guadagni aziendali”.
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venerdì 4 aprile 2014

La Bce lascia invariati allo 0,25% i tassi.


La ripresa procede. Così ci conforta il presidente della Bce. Leggete queste righe tratte da un articolo di ieri sulla Repubblica. 

MILANO - La Bce ha lasciato invariato il il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, al minimo storico dello 0,25%. Fermi anche il tasso sui depositi a quota zero e il tasso marginale allo 0,75%. La decisione era attesa dal mercato: nel panel di Bloomberg solamente tre osservatori su 57 prevedevano un intervento da parte dell'Eurotower sul costo del denaro.

Nell'apertura della sua conferenza stampa, Mario Draghi ha spiegato che "La ripresa procede", ma si conferma la previsione di un "prolungato periodo di bassa inflazione" seguito da una normalizzazione. Una situazione che viene "monitorata da vicino" da parte dell'Eurotower, pronta a "usare ogni strumento". La Bce, dunque, non esclude un ulteriore allentamento monetario per contrastare il continuo calo dell'inflazione, confermando la 'forward guidance' che prevede "tassi ai livelli attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo". Anche il Fondo Monetario Internazionale, oggi, ha spiegato che a livello globale i tassi rimarranno bassi nel medio termine, "agevolando il consolidamento fiscale".

A livello macroeconomico, Draghi ha puntato il dito contro il livello di disoccupazione "ancora troppo alto", anche se ci sono "primi segnali di miglioramento" del mercato del lavoro.

venerdì 14 marzo 2014

Borse europee deboli


Alcuni spunti di un articolo del Sole 24 Ore: 

Chiusura in netto calo per Wall Street, sulla scia delle preoccupazioni per il rallentamento dell'economia cinese e della crisi in Ucraina.

Euro in lieve calo dopo Draghi

Dopo la chiusura di Wall Street l'euro viene scambiato a 1,3869 dollari, in calo dopo le parole di Draghi.

Europa debole

Borse europee deboli con i mercati che guardano alla Crimea e al referendum del fine settimana in cui si voterà se approvare la secessione dell'Ucraina a favore dell'annessione alla Russia. La conferma del quadro di incertezza arriva dal rafforzamento dell'oro che si conferma robusto a 1.366 dollari l'oncia, sui massimi da settembre.

Super euro al top da due anni e mezzo
L'euro ha chiuso sopra 1,39 dollari, al top da due anni e mezzo. Gli investitori hanno recepito le recenti mosse della Bce e di Mario Draghi come un'indicazione che non ci sarà un allentamento della politica monetaria europea. L'euro avanza a 1,3943 dollari, raggiungendo un massimo di 1,3948 dollari. Euro/yen a 103,05 e dollaro/yen a 102,60. I negativi dati macro provenienti dalla Cina non sono incoraggianti ma non hanno frenato la propensione al rischio degli investitori. Gli analisti ipotizzano che possa arrivare nel breve a toccare anche soglia 1,45-1,5.



martedì 4 febbraio 2014

Banche, con le nuove regole Ue i prestiti caleranno sempre di più


Leggevo stamattina su Il Fatto Quotidiano che dopo le norme stabilite da Basilea, si prevede che i finanziamenti caleranno di 8 miliardi da parte delle banche.

"È  come lasciare libera la bestia e dire ai cittadini chiudetevi in casa e rafforzate porte e finestre". Giuseppe Bortolussi, della Cgia di Mestre, usa una metafora forte per descrivere le scelte in tema di regolamentazione bancaria approvate dal comitato di Basilea due settimane fa, che rendono ancora più invitante per gli istituti investire in derivati, piuttosto che prestare a famiglie e imprese. Dal suo osservatorio assiste giorno dopo giorno al prosciugarsi dei finanziamenti a piccole imprese, artigiani e cittadini. Non ci sono inversioni di tendenza o segnali di speranza: i dati continuano a peggiorare. Secondo la Banca centrale europea in novembre i crediti alle aziende sono scesi del 3,9% a livello europeo e addirittura del 5,9% in Italia.

Sullo stesso mese Bankitalia rileva una flessione del 6 per cento. Secondo il centro studi della Confindustria negli ultimi due anni sono "spariti" 96 miliardi di finanziamenti e per il 2014 è attesa un’ulteriore contrazione di 8 miliardi. Il problema coinvolge gran parte dell’Europa ma in Italia è una vera e propria emergenza. Mario Draghi, presidente della Bce, ha speso molte parole sul tema, annunciato misure allo studio (come quella di far pagare alle banche il "parcheggio" di fondi presso la Bce) ma per ora di atti concreti non se ne sono visti.

Anzi. Un’ulteriore stretta del rubinetto del credito potrebbe infatti arrivare proprio per effetto delle nuove regole. Sono regole blande, che accrescono in maniera irrisoria il livello di sicurezza del sistema bancario ma che potrebbero comunque ripercuotersi negativamente sui finanziamenti all’economia. “Anche se hanno mille modi per aggirarle a loro piacimento – commenta amaro Bortolussi – le banche continuano a farsi scudo dei regolamenti di Basilea per giustificare la continua riduzione dei crediti a famiglie e soprattutto imprese e la loro preferenza ad investire in titoli di Stato o altri prodotti finanziari”.

lunedì 4 novembre 2013

Stress test Bce, grandi banche a rapporto da Visco prima del campionato europeo



Le banche si stanno preparando per l'esame dello stress test a cui saranno sottoposte. Il Sole 24 Ore ce lo spiega.

È la consueta mattinata di lavoro con colazione a seguire che si tiene un paio di volte l'anno a Palazzo Koch, per valutare la dinamica del credito e il suo impatto sui bilanci bancari. Ma stavolta si annuncia tutt'altro che routinario l'incontro di lunedì 4 novembre tra il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e i suoi colleghi del direttorio e i top manager dei principali gruppi bancari italiani (Federico Ghizzoni per Unicredit, Carlo Messina (Intesa SanPaolo) Fabrizio Viola (MpS) Victor Massiah (Ubi Banca) Piefrancesco Saviotti (Banco Popolare), Alberto Nagel (Mediobanca). La Bce, infatti, ha appena diffuso i criteri sui quali si baserà la "valutazione approfondita" delle 130 banche operanti nei 18 stati membri di Eurolandia.

E gli esami del sangue ai quali verranno sottoposte le aziende di credito significative dell'Eurozona sono ben tre: ci sarà un'analisi dei rischi a fini di Vigilanza, riguardante i fattori di rischio insito nei bilanci bancari (compresi quelli della liquidità, della leva finanziaria e del finanziamento); verrà poi condotto un esame della qualità degli attivi, cioè una verifica dei bilanci dal lato dell'attivo al 31 dicembre 2013, che per quello che riguarda le esposizioni creditizie deteriorate utilizzerà la definizione messa a punto dall'Eba, che segue fedelmente quella già adottata dalla Banca d'Italia. Il terzo esame, infine,è uno stress test che verrà realizzato nell'arco del 2014 da Eba e Bce.

Gli uomini di Mario Draghi hanno già fatto sapere che il parametro di riferimento patrimoniale per l'intero esercizio sarà fissato all'8% del capitale primario di prima classe(Common equity tier one), specificando che per l'esame della qualità degli attivi verrà applicata la definizione del capitale di vigilanza valida al 1 gennaio 2014 mentre per la prova di stress verrà adottata la definizione vigente al termine dell'orizzonte temporale dell'esercizio.

Come si presentano le aziende di credito italiane a questo grande campionato europeo della trasparenza di bilancio? Il governatore Visco ha già dichiarato coram populo, durante la giornata del Risparmio che «le opinioni secondo cui il sistema bancario italiano avrebbe oggi bisogno di forti necessità di capitalizzazione non sono fondate» e ha anche detto che il coefficiente di solvibilità dei cinque maggiori gruppi (che sono gli ospiti di lunedì 4 novembre) ha raggiunto l'11,2% un valore «in linea con quello osservato in media per le principali banche europee». Ma il governatore non ha nascosto che per le banche italiane c'è moltissimo da fare, spiegando che nel mondo del credito serve una ristrutturazione «paragonabile a quella che nella seconda metà degli anni '90 permise di ridurre il divario rispetto ai principali sistemi bancari esteri».

Gli argomenti di conversazione per la mattinata di lunedì, quindi, non mancano: si va dai chiarimenti sulle technicality dello stress test (non si sa ancora, per esempio, come verranno trattati i titoli di stato in portafoglio detenuti dalle banche) ai nodi più intricati e difficili della politica del credito. Difficile, poi che nella colazione di lavoro non si discuta del riassetto della governance di via Nazionale e del provvedimento in gestazione all'Economia che dovrebbe definire la rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca centrale: si sa già che il valore complessivo di Bankitalia dovrebbe essere fissato intorno ai 7 miliardi e che il gettito fiscale possibile sarà intorno al miliardo. Ma non è ancora chiaro se il provvedimento potrà essere varato e avere efficacia già entro quest'anno, permettendo alle aziende di utilizzare la rivalutazione a fini patrimoniali. Su questo terreno, com'è ovvio, la curiosità dei banchieri è consistente.


venerdì 11 ottobre 2013

Il cruccio di Draghi è l'unione bancaria

Come si legge sul Sole 24Ore, è il momento di concentrarsi maggiormente sugli interventi di lungo termine piuttosto che sulla gestione della crisi, sostiene il presidente della Bce Mario Draghi.

Molto attento a non dichiarare che la crisi dell'eurozona è finita, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, è solito ricordare che la ripresa è fragile e ieri ha aggiunto che è possibile che resti «anemica» anche in futuro. Ma dice anche che è il momento di concentrarsi meno sulla gestione della crisi e di più sugli interventi di lungo termine. La priorità delle riforme, dopo tutto, è di creare più occupazione, oltre che stabilizzare i mercati e risanare i conti. «Tutte le parti dell'economia e della società devono beneficiarne», ha affermato ieri a New York.
Ancora una volta, Draghi ha messo sul tavolo le carte già giocate dalla Banca centrale europea, come la politica monetaria accomodante. Ma anche quelle che può ancora giocare: ha citato esplicitamente un altro taglio dei tassi d0interesse, se i mercati non l'avessero capito. E la nuova funzione di vigilanza bancaria, che dovrà finalmente fare luce sui bilanci delle banche. Dando atto ai Governi di aver fatto molta strada sul risanamento dei conti e il recupero di competitività, ha ammonito che la strada delle riforme è ancora lunga, anche se finalmente si vedono segnali di progresso.
Ma il vero cruccio di Mario Draghi in questo momento è l'evoluzione dell'unione bancaria. Se alla vigilanza della Banca centrale europea non si accoppierà un'autorità indipendente e un meccanismo di risoluzione forte, l'unione bancaria rischia di essere un'incompiuta. Che non darà i vantaggi sperati all'economia reale dell'eurozona, con il ritorno del credito, e metterà in dubbio la credibilità della Bce stessa.

venerdì 4 ottobre 2013

La Bce lascia i tassi al minimo storico. Draghi: «Ripresa debole e irregolare»



Il Corriere ci rassicura: "L’instabilità politica italiana meno pericolosa che in passato"

La Bce lascia invariato il costo del denaro che resta così al suo minimo storico. Il Consiglio ha infatti deciso di tenere fermo il tasso di riferimento allo 0,50%. Resta all’1% il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e allo 0% quello sui depositi.

POLITICA MONETARIA - Prima di decidere di mantenerli invariati, il board della Bce ha discusso di un possibile ritocco dei tassi di interesse. «E come l’ultima volta — ha fatto sapere Mario Draghi — alcuni governatori hanno detto che il miglioramento dell’economia non giustificava una tale mossa, altri hanno detto il contrario e alla fine abbiamo deciso di lasciare i tassi al livello attuale. La nostra politica monetaria — ha aggiunto — rimarrà accomodante per tutto il tempo necessario, in accordo con la forward guidance indicata a luglio». Poi il presidente della Bce ha discusso degli indicatori economici dell’Eurozona. Il graduale rafforzamento dei mercati finanziari sta iniziando a trasmettere i suoi effetti all’economia reale e i redditi privati starebbero traendo benefici dalla bassa inflazione. Così almeno ha dichiarato il presidente della Bce, aggiungendo che i rischi per l’economia restano al ribasso a causa di «nuove tensioni geopolitiche, una domanda globale più debole del previsto e un’applicazione insufficiente o lenta delle riforme strutturali nei Paesi dell’area».

ITALIA - Ma la ripresa dell’Eurozona, ha tenuto a specificare Draghi «è debole, fragile e irregolare». I paesi dovrebbero continuare «i loro sforzi per ridurre i deficit e riportare gli alti livelli del debito pubblico in un percorso discendente». Sull’Italia, dove il premier Enrico Letta ha oggi avuto la fiducia dal Senato, Draghi è stato chiaro: l’instabilità politica in Italia e in altri Paesi «può essere negativa per le speranze di ripresa» nazionali ma «non ha intaccato le fondazioni dell’Eurozona come accaduto in passato», grazie alla maggiore credibilità dei conti pubblici e all’intervento passato della Bce. Il messaggio inviato dai mercati all’Italia è una richiesta di «stabilità e riforme» ha detto Draghi, salvo poi aggiungere che paesi come l’Italia devono portare avanti le necessarie riforme prima di tutto per il loro bene piuttosto che per la pressione dei mercati.




lunedì 23 settembre 2013

Super-euro, come risponderà la Bce?

Il Sole 24 Ore è d'accordo che "il repentino rialzo dei tassi" è "una mina per la ripresa".
 
 
Con l'inattesa mossa della Fed, di non ridurre il piano di acquisti di bond per 85 miliardi di dollari al mese, lo scenario cambia almeno fino a fine anno. Probabilmente sarà la riunione del Fomc del 18 dicembre, l'ultima di Ben Bernanke, a svelare i nuovi orientamenti visto che a metà ottobre resta da risolvere il nodo del debt ceiling (il tetto all'indebitamento) negli Usa. Intanto il dollaro si indebolisce e l'euro si rafforza.
Come ricorda anche Ubs, il mancato "tapering" della Fed porta a rivedere le previsioni sul dollaro. L'indebolimento del biglietto verde potrebbe spingere la moneta unica ai massimi dell'anno intorno a 1,37. La mina del supereuro potrebbe zavorrare la già debole crescita del Vecchio Continente. La palla adesso passa a Draghi: la Bce si riunirà il 2 ottobre. Cosa deciderà per frenare il cambio?
La Fed è apparsa molto allarmata del repentino rialzo dei tassi, una mina per la ripresa. A livello internazionale, l'incremento più significativo che si è verificato negli ultimi mesi è stato l'incremento dei rendimenti del bond decennale di riferimento Usa (T-note) e in minima parte del Bund tedesco. Sono i due titoli di Stato più sicuri, la cui domanda è balzata durante la fase più acuta della crisi schiacciando i rendimenti. Era quindi fisiologica un'inversione: da marzo a oggi lo yield del decennale Usa è passato dal 2 al 3%, mentre per esempio quello del BTp ha registrato una flessione, passando dal 4,8% al 4,4% confermando che è improprio parlare genericamente di rialzo dei tassi. Nella fattispecie italiana esiste, infatti, una variabile Paese legata al rischio politico e alla mancata crescita.
Per il risparmiatore tipo americano questo rialzo dei tassi si fa già sentire: i mutui sono più onerosi e le ultime statistiche del settore immobiliare indicano una frenata. Ovviamente con i tassi in aumento cresce la remunerazione sui titoli di Stato da acquistare. Per il risparmiatore italiano, come abbiamo visto, il discorso non è perfettamente sovrapponibile.
L'aumento dei rendimenti sui titoli decennali sta avvenendo in un contesto di tassi di riferimento vicino allo zero da parte delle Banche centrali (Fed e Bce in testa). Esiste un collegamento tra le due variabili?
«Sicuramente - spiega Chiara Manenti, strategist del servizio Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo - esiste una correlazione che passa dal rendimento dei titoli a breve. Quando la Banca centrale comincia ad alzare i tassi, i titoli a breve lo incorporano. Oggi il mercato sconta un futuro aumento dei tassi di riferimento della Fed a partire dalla metà del 2015 e quindi i rendimenti a breve sono particolarmente compressi. Per capire le evoluzioni future della Banca centrale sarà necessario seguire con attenzione le future aspettative su inflazione e disoccupazione».

venerdì 28 giugno 2013

Vertice Ue, trovato l'accordo sul bilancio. Otto miliardi per il lavoro giovanile

Morningstar: puntare sui mercati in via di sviluppo è la carta che può essere vincente.

L’austerità in Europa sta per finire? La domanda gira da qualche settimana fra gli operatori internazionali. Cioè da quando, a fine maggio, la Commissione europea ha dato il permesso ad alcuni paesi periferici dell’area di prendersi altro tempo per rimettere a posto i bilanci. La decisione è arrivata insieme ad alcune dichiarazioni ufficiali di alcuni membri della Commissione (come il presidente Manuel Barroso) sulla necessità di spingere la crescita economica in un’area dove la disoccupazione – soprattutto giovanile – ha raggiunto livelli inaccettabili.
“Dire che stia per finire l’austerità è un errore”, spiega Josè Garcia-Zarate, analista di Morningstar. “Dare un po’ di tempo in più ad alcuni stati e approvare alcune manovre poco efficaci contro la disoccupazione non mettono in discussione il piano di lacrime e sangue che è alla base della politica anticrisi dell’Europa. Anche perché la Germania, lo stato più forte della regione e quello che può fare la voce grossa, continua a insistere sulla necessità dell’austerity per chi non ha i conti a posto”.

Bce senza bussola
Nel frattempo la Banca centrale europea prosegue la sua strategia che qualcuno definisce “senza direzione”. Da una parte non sembra intenzionata a dare una mano attraverso la politica monetaria (nell’ultima riunione ha lasciato i tassi invariati allo 0,5% nonostante l’inflazione – anche quella attesa – sia ben al di sotto del tetto massimo del 2%). Dall’altra il suo presidente Mario Draghi non perde occasione per ribadire che l’istituto garantirà la stabilità dei mercati (aggiungendo che, però non può occuparsi della crescita congiunturale). Tutto questo mentre le ultime proiezioni proprio della Bce danno l’Eurozona in contrazione dello 0,6% nel 2013 e vedono una crescita dell’1,1% nel 2014 (negli stessi periodi l’inflazione dovrebbe rimanere fra l’1,3% e l’1,4%). “In un mondo dove le Banche centrali sembrano iperattive, quella europea assomiglia a un eremita”, continua l’analista di Morningstar. “L’Eurotower continua a dire che la politica monetaria non può sostituire l’azione dei governi. Tuttavia noi siamo convinti che la porta per nuovi interventi da parte della Banca centrale sia sempre aperta, così come è giusto che sia”.

Le scelte operative

Gli investitori internazionali, intanto, guardano con interesse alle azioni del Vecchio continente. “In una situazione economica della regione stagnante, molte società sono state in grado di migliorare la loro situazione finanziaria”, spiega uno studio firmato da Joseph Tanious, Global Market Strategist di JP Morgan Funds. “Dopo aver ripulito i bilanci dai debiti, le aziende possono tornare a chiedere soldi al mercato a tassi di interesse molto bassi per finanziare future iniziative e, magari, rendere un po’ di valore agli azionisti. Il tutto con valutazioni al di sotto della media storica e più  interessanti di quelle dell’equity Usa”.
Dal punto di vista strategico torna di moda cercare società con una buona esposizione sui mercati emergenti. “In un mondo sempre più interconnesso, non importa dove una società ha il suo quartier generale, ma dove fa affari”, continua Tanious. “Di media le società europee ricavano un terzo dei guadagni dalle zone in via di sviluppo e, per alcune, la proporzione è anche più alta”.

mercoledì 26 giugno 2013

Draghi: abbassare il carico fiscale se danneggia economia e occupazione. Linea soft sui tassi

Sul Sole 24 Ore:

Messaggi rassicuranti dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi sul mantenimento di una linea morbida di politica monetaria, fatta di bassi tassi di interesse. «L'uscita dalla posizione accomodante è ancora distante, in quanto l'inflazione è bassa e la disoccupazione è alta», ha detto Draghi. «La Bce usa strumenti standard e non standard ma tutti basati sullo statuto», ha aggiunto il presidente dell'Eurotower alla giornata del consiglio economico della Cdu.
«L'Eurotower non comprimerà gli spread»
«La Bce non agirà per comprimere artificialmente gli spread», aggiunge il numero uno della Bce. Al contrario, «riteniamo che gli spread dovrebbero riflettere naturalmente la posizione di bilancio» degli Stati sovrani e «le prospettive economiche del Paese» in questione. Una politica monetaria «accomodante» resta appropriata per la Bce, ha proseguito il numero uno dell'Eurotower, secondo cui l'Omt, l'annunciato piano di acquisto dei bond, è «ancora più essenziale, ora». «La Bce usa strumenti standard e non standard ma tutti basati sullo statuto» ha detto ancora Draghi a Berlino. «La Bce usa strumenti standard e non standard ma tutti basati sullo statuto».
«Abbassare il carico fiscale se danneggia economia e lavoro»
Il consolidamento dei conti pubblici, può essere «amico della crescita», ha proseguito il presidente della Bce: «Dobbiamo tenere presente che debiti fondati su politiche di spesa non sono una strada per la crescita. Invece il consolidamento dei conti pubblici può essere fatto favorendo la crescita attraverso il taglio delle spese improduttive, fissando dei piani di finanza pubblica di medio termine credibili e dettagliati e abbassando il carico fiscale dove danneggia l'economia e in particolare la creazione di posti di lavoro», ha sottolineato ancora Draghi.

venerdì 7 giugno 2013

Draghi: «Ripresa più lontana nell’eurozona disoccupazione giovanile inaccettabile»

Dal Corriere della Sera: il credito è debole. Il presidente della Bce: «Flessibilità tutta scaricata sui giovani» 

Le riforme del mercato del lavoro «hanno scaricato tutta la flessibilità sulle spalle dei giovani» e ciò, insieme alla globalizzazione, è il principale motivo dell’elevata disoccupazione giovanile nell’Eurozona. Il presidente della Bce, Mario Draghi, che ha rinnovato l’invito ai governi affinché venga corretta la stortura di una disoccupazione giovanile che raggiunto «livelli inaccettabile». La Banca centrale europea ha nuovamente tagliato le sue stime per la crescita dell’Eurozona per il 2013, ora a -0,6% contro -0,5% indicato tre mesi fa. Per il 2014 le nuove stime danno +1,1%, rivisto lievemente al rialzo.


RIFORME AVANTI - I Paesi in difficoltà che ora godono di un atteggiamento più favorevole da parte dei mercati non devono abbassare la guardia e abbandonare gli sforzi per realizzare le riforme strutturali per la crescita.  TASSI FERMI - Il tasso d’interesse di riferimento è rimasto fermo allo 0,50%, livello che rappresenta il minimo storico dalla nascita dell’euro. La decisione era attesa dal mercato, anche se alcuni analisti non escludono che un ulteriore ribasso dello 0,25% possa essere deciso entro luglio. Molto dipenderà dalle scelta della Fed, la banca centrale americana. Invariati anche il tasso marginale all’1% e quello sui depositi a zero.

LA DECISIONE - «A grandissima maggioranza il consiglio direttivo della Bce» ha ritenuto non esistessero le condizioni per un nuovo taglio dei tassi. Lo ha detto in conferenza stampa il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi. «Abbiamo avuto un’ampia discussione su quelle misure che devono affrontare i problemi di finanziamento» ha aggiunto. Fra le misure valutate, le iniezioni di liquidità (Ltro), le asset-backed securities, la politica dei collaterali

STRESS TEST - I nuovi stress test che la Bce condurrà dovranno avvenire dopo l’impegno dei governi e delle altre istituzioni a fornire un sostegno per il rafforzamento del capitale delle banche. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi: «non vogliamo fare l’errore del 2011», ha detto Draghi.

giovedì 16 maggio 2013

Le banche hanno bisogno delle magie di Draghi

Da Morningstar: 

La bacchetta di Mario Draghi ha fatto magie per i titoli del comparto finanziario. Ma ora, dicono gli analisti, l’incantesimo potrebbe spezzarsi. Da quando il presidente delle Bce a luglio dell’anno scorso ha detto che l’istituto centrale avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l’euro, i titoli bancari sono saliti di quasi il 50%. Una performance niente male per un segmento legato a filo doppio al ciclo congiunturale che dovrebbe essere abbacchiato per le deboli prospettive economiche del Vecchio continente.

Lasciare o tenere?
Logico quindi che gli operatori inizino a chiedersi se valga la pena puntare ancora su questi titoli e dove sono (se ci sono) le opportunità di acquisto. “Secondo noi le azioni del settore bancario europeo sono valutate correttamente e non ci sono ulteriori margini di miglioramento”, dice senza girarci intorno Erin Davis, analista di Morningstar. “Ai valori attuali non ci sono i margini di sicurezza sufficienti per continuare a puntare sul settore. Soprattutto alla luce dei rischi che corre l’economia della regione e della possibilità di nuovi shock, come quelli a cui abbiamo assistito per il salvataggio di Cipro”.
Se si guarda alle valutazioni del comparto (mediamente 0,9 volte rispetto ai valori di libro) sembra quasi che il mercato dia per scontata una imminente ripresa dell’Europa. Un’eventualità che, tuttavia, i numeri faticano a dimostrare. La Commissione Europea ha pubblicato le stime trimestrali sull’economia europea, abbassandole di un decimo sul 2013 (da -0,3% a -0,4%) e di due decimi sul 2014 (da +1,4% a +1,2%). La seconda lettura degli indici Pmi di aprile ha fatto registrare una leggera revisione verso l’alto dei dati, con il composite area Euro a 46,9 dalla prima lettura di 46,6 e contro il 46,5 di marzo. I dati rimangono comunque su livelli coerenti con un Pil (Prodotto interno lordo) in contrazione. Il dato generale sulle vendite al dettaglio europee di marzo è stato in linea con le attese, a -0,1% mese su mese. Alle variazioni negative di Italia, Germania e Spagna si è contrapposto il rimbalzo dei consumi in Francia. E lo scenario rimane quantomeno incerto in Europa, vista la situazione del mercato del lavoro. “Alla luce di questa situazione gli investitori dovrebbero aspettare una discesa di almeno il 40% del valore dei titoli prima di prendere in considerazione l’acquisto dei bancari”, continua l’analista di Morningstar.
Oltre ai rischi legati alla congiuntura, bisogna poi considerare quelli connessi alle scelte politiche dell’Europa. Le banche potrebbero finire nuovamente nel mirino dei legislatori se si decidesse di procedere al salvataggio di uno stato attraverso prelievi forzosi sui conti correnti. Una iattura per i risparmiatori, ma anche un bel guaio per le banche che, presumibilmente, si troverebbero ad avere a che fare con una corsa al ritiro dei soldi da parte dei correntisti. “In una situazione del genere gli istituti di credito avrebbero anche difficoltà a reperire capitali sul mercato”, dice Davis.

venerdì 3 maggio 2013

E Draghi prolunga fino a metà 2014 le aste per fornire liquidità illimitata al sistema bancario

Il Corriere della Sera pensa positivo. La Bce ha adottato diverse misure per fornire liquidità e rilanciare il credito al settore privato.

BRATISLAVA – Da Bratislava, la capitale della Slovacchia, la Bce è scesa in campo in modo deciso per rilanciare l’economia e i prestiti al settore privato, tagliando i tassi di interesse e garantendo liquidità «fino a quando è necessario», e almeno fino al luglio del 2014. Perché l’inflazione è calata più in fretta del previsto, a un minimo pari all’1,2%, mentre l’obiettivo principale perseguito dalla Bce corrisponde a un target inferiore ma vicino al 2%, e anche le aspettative per il futuro sono ben ancorate a questo obiettivo.

SPAZIO DI MANOVRA - In questo quadro la Bce aveva ancora spazio di manovra per contribuire a sostenere la ripresa dell’economia, la quale, contrariamente al previsto, arriverà soltanto «più tardi» nel corso della seconda metà dell’anno. Mentre il settore del credito continua ad arrancare, soprattutto nei paesi sotto stress, anche se recentemente è intervenuto un leggero miglioramento, a fronte, tuttavia, di un aumento della domanda e di un restringimento delle condizioni dei prestiti. Da un lato quindi, le manovre guidate dal presidente della Bce Mario Draghi, contribuiranno a dare più ossigeno alle famiglie e alle imprese, rendendo meno caro il debito nei confronti del sistema bancario. Inoltre, sempre per cercare di riattivare il flusso di credito alle imprese e sostenere la ripresa, il Consiglio direttivo della Bce ha iniziato consultazioni con altre istituzioni, come l’Ebrd (L’Ente europeo per la ricerca e lo sviluppo), per trovare misure atte a sostenere i titoli che hanno come collaterali i prestiti emessi dalle banche, e facilitare così il flusso di credito a famiglie e imprese. Ma l’altro segnale, altrettanto importante, è stata la misura di prolungare fino a metà 2014 le aste trimestrali con le quali fornisce liquidità illimitata al sistema bancario, per rendere più certo il rifinanziamento delle banche in un orizzonte temporale garantito e migliorare così la fiducia nei mercati. In questo modo le banche «non avranno scuse», ha detto Draghi, sperando che gli istituti di credito tornino a prestare danaro a tassi inferiori invece che tenere ben stretta la liquidità, contribuendo nel frattempo a migliorare anche la frammentazione dei mercati finanziari, che costituisce uno dei problemi principali sorti con la crisi. La Bce ha dato un nuovo contributo alla crisi, ma esorta ora i governi a proseguire sulla strada delle riforme e, a Bruxelles, a spronare l’introduzione «cruciale» dell’unione bancaria.

mercoledì 17 aprile 2013

Contro Draghi. Guzzetti: «Le banche non fanno beneficenza»

Una brevissima riflessione trovata su Il Giornale: cosa possono fare le banche? Non siamo gli unici a chiedercelo.

Battibecco a distanza tra il presidente della Bce, Mario Draghi, e Giuseppe Guzzetti. Le banche «sono aziende e non enti di beneficenza», ha detto il presidente della Fondazione Cariplo e dell'Acri dopo le critiche mosse da Draghi: secondo il capo della Bce, le banche chiedono infatti prezzi «non ragionevoli» per concedere prestiti. Il problema non sono le banche ma «è il contesto», ha detto Guzzetti, che è garante insieme a Giovanni Bazoli degli equilibri di Intesa Sanpaolo. «In una situazione di crisi economica - si è chiesto - con le sofferenze che esplodono, cosa possono fare le banche?»

venerdì 12 aprile 2013

La fame di rendimenti

è incredibile la situazione dei mercati esteri e italiani! Ecco come la spiega Il Sole 24 Ore:

L'appetito viene mangiando. La fame di "yield", rendimento, sembra insaziabile. I mercati mandano giù di tutto, voraci, anche i bocconi indigesti italiani impastati di ingovernabilità, recessione e debito: e il Tesoro raccoglie 18 miliardi con titoli da 3 mesi a 15 anni a tassi in calo e domanda solida.
E perchè mai fermarsi qui? I più ingordi sperano anzi che sia l'inizio di un "grande rally". Al di là dello spread tra BTp e Bund, il rendimento assoluto dei titoli di Stato italiani è calato vistosamente dai picchi di fine febbraio e potrebbe scendere ancora: il BTp a tre anni (uno nuovo in asta ieri) lo scorso gennaio sfondata la soglia del 2% rendeva l'1,90% mentre ieri ha chiuso sul secondario attorno al 2,30 per cento. Il BTp decennale può ambire a sforare il muro del 4 per cento. Come arrivare al "grande rally?". È seriamente alla portata? I mercati sono drogati di liquidità e si lasciano andare in slanci di euforia, quando qualcosa va storto (Cipro) lo mandano giù attingendo speranza da quel bicchiere che per ora è sempre mezzo pieno. Ma non sono mercati irrealistici. All'Italia, terzo Pil dell'Eurozona, basterebbe un accordo politico (con qualsiasi nome, governissimo, larghe intese, o grande coalizione) per un Esecutivo che lavori di lena almeno fino a fine anno portando a casa non solo il taglio dei costi della politica e le modifiche alla legge elettorale ma quelle riforme strutturali essenziali per garantire la ripresa economica. Un'Italia che torna a crescere l'anno prossimo, che si impegna per recuperare la competitività persa, che rimette il debito/Pil sulla traiettoria in calo, è un invito a prende posto al tavolo della grande abbuffata di yield. «L'Italia è l'investimento con i prezzi più scontati (the cheapest) tra tutti quelli che seguiamo», annotava ieri Société Générale in un'analisi sul reddito fisso. «Il BTp trentennale rende ancora il 5%, dove lo trovi un rendimento così alto con un rischio più contenuto di quello spagnolo», ha affermato un trader in BTp, convinto che l'Italia non incorpori più quel rischio sistemico che lo scorso luglio - prima che Mario Draghi introducesse le OMTs (acquisti sul secondario di titoli di Stato dei Paesi che chiedono assistenza all'Esm) - aveva fatto schizzare il rendimento del BTp triennale al 5,65 per cento.
L'occasione è ghiotta: quel tempo che le banche centrali hanno comprato, ed è presto a dire se a caro prezzo, è un'opportunità da non perdere.
Qualcosa può andare storto e soffocare il rally, naturalmente. C'è chi teme che esploda il caso della Slovenia, ma il grosso pasticcio di Cipro non è risultato indigeribile. C'è chi si preoccupa per un declassamento dell'Italia: se da un lato è plausibile che le agenzie di rating siano disposte a concedere del tempo all'Italia, dall'altro lato il rischio sovrano italiano ha incassato già la spaventosa raffica di retrocessioni degli ultimi due anni. Quel che mette più paura, in fin dei conti, è il ritorno alle urne questa estate, un'ingovernabilità a oltranza che mandi all'aria le riforme strutturali, peggiorando la recessione e con essa un debito/Pil che intanto invece di scendere, è salito oltre il 130 per cento.
Quel che serve è la discesa di spread e rendimenti dei BTp, un rimedio che può funzionare meglio del taglio dei tassi della Bce perchè arriva diritto al cuore del problema, trascinando all'ingiù un costo del denaro troppo caro per le imprese italiane, PMI per prime. Così in attesa che la politica faccia la sua parte, il Tesoro fa la sua: dal prossimo lunedì si avvia il collocamento del quarto BTp Italia, titolo indicizzato all'inflazione italiana, per il palato del risparmiatore italiano, collocato da un sindacato di banche italiane (Unicredit e Banca Imi lead manager affiancate da Banca Akros e Banca Sella comanager). Se tutto andrà bene, la raccolta potrebbe arrivare a 6-7 miliardi, forse 10, portando il bottino delle aste di metà mese oltre 25 miliardi.

lunedì 11 febbraio 2013

Le banche hanno paura del voto. La restituzione dei prestiti della Bce solo dopo l'esito delle elezioni.


Le imminenti elezioni spaventano anche le banche. Ecco ciò che sostiene l'Huffington Post.


Che quelle del 2013 non sarebbero state elezioni “normali”, se elezioni normali ce ne sono mai state in Italia, era chiaro. Ma che servisse persino una polizza di assicurazione per proteggersi dal “rischio voto”, è una novità assoluta. Le banche italiane l’hanno sottoscritta. Nelle loro casse hanno 250 miliardi di euro che la Bce di Mario Draghi gli ha prestato e che hanno tre anni di tempo per restituire. In Europa molti gruppi che hanno ricevuto l’aiuto hanno iniziato a rimborsare la Bce. In Italia le banche hanno restituito, per ora, solo un miliardo.
La ragione l’ha spiegata il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni. Le banche italiane, ha detto a margine del Forex, l’assise del mondo bancario, probabilmente attendono “le elezioni politiche” e “la fine di una certa volatilità”. Segnale che hanno paura. Paura che dal voto possa non emergere un governo stabile. E soprattutto in grado di onorare gli impegni presi con l’Europa. Troppo presto, insomma, per lasciare il salvagente lanciato da Draghi e provare a nuotare da sole.
Del resto è stato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a ricordare quanto essenziale quel salvagente sia stato. Le banche italiane, ha ricordato Visco al Forex, hanno un rapporto tra impieghi e raccolta del 120%. Per finanziare i prestiti alle imprese, dunque, hanno bisogno di risorse maggiori rispetto ai depositi dei loro clienti. Soldi che di solito prendono a prestito da altre banche, soprattutto internazionali. Solo nel 2012 questa voce di raccolta è diminuita di 76 miliardi, mentre i depositi delle famiglie sono cresciuti di 58 miliardi. Senza i rifinanziamenti della Bce i prestiti delle banche a imprese e famiglie, che l’anno scorso si sono ridotti di 38 miliardi, sarebbero crollati rovinosamente.

venerdì 8 febbraio 2013

Applausi per l'euro



Ecco cosa morningstar.it dice riguaro la nostra moneta.


Le performance dell’euro hanno strappato l’applauso della Bce. Un riconoscimento importante se si considera che, per dirla con il presidente dell’istituto Mario Draghi, “il tasso di cambio è un elemento importante per la crescita e la stabilità dei prezzi, ma non costituisce un obiettivo delle politiche della Banca centrale”. La moneta unica nel 2012 ha guadagnato il 2% nei confronti, ad esempio, del dollaro. Negli ultimi sei mesi si è rafforzata in media del 7% nei confronti delle divise dei 10 paesi economicamente più forti del mondo. “L’apprezzamento è un segnale di ritorno di fiducia nell’Eurozona”, ha detto Draghi durante la conferenza stampa dopo l’ultima decisione di lasciare invariati i tassi di interesse.  “Al netto della fiducia, bisogna aggiungere che i cambi devono riflettere i fondamentali e, in via generale, i tassi di cambio reali e nominali dell'euro sono vicini alla media di lungo periodo”.

Le opportunità…
A questo punto, resta da capire come si può muovere la divisa europea. Gli elementi per ulteriori apprezzamenti non mancano. Molto ruota intorno alla fiducia che gli operatori nel complesso avranno nella ripresa del Vecchio continente. Un elemento che dovrebbe spingere l’acquisto di asset di Eurolandia, considerando che la moneta unica si è rafforzata in un anno (come il 2012), in cui la regione è stata data in più occasioni per spacciata. In generale si potrebbe assistere a un ritorno degli acquisti da parte delle banche centrali che, negli anni scorsi hanno ridotto le loro riserve di euro ma che oggi hanno il bisogno di diversificare le monete presenti nelle loro casse. A questo si potrebbero aggiungere gli investimenti privati. Se è vero che nei momenti più neri dei mesi scorsi i capitali sono fuggiti dai paesi dell’Europa periferica, è altrettanto vero che molti di quei soldi non sono usciti dalla regione, ma sono finiti negli stati più forti della zona. Se la situazione dovesse tranquillizzarsi, allora potrebbero tornare a distribuirsi in maniera più equa.

Nel frattempo la Federal Reserve continua con le sue manovre di stimolo all’economia. In altre parole, continua a stampare moneta deprezzando, di fatto, il valore di quella in circolazione. La stessa strategia la sta seguendo la Bank of Japan. La Banca d’Inghilterra, intanto, resta nel limbo. A guidarla arriverà presto Mark Carney, attualmente numero uno della Bank of Canada che, si dice, sarà molto aggressivo nel dare una spinta all’economia del Regno Unito. Questo, potrebbe indebolire la sterlina (e, magari, rafforzare il dollaro canadese quando Carney se ne sarà andato).

…e i rischi
I pericoli non mancano. Ad esempio, ci potrebbero essere delle violente prese di profitto, considerando anche che, secondo molti operatori, la volatilità continuerà a restare elevata nei prossimi mesi. La Bce, poi, potrebbe decidere di abbassare il costo del denaro (una possibilità, al dire il vero sulla quale gli analisti non punterebbero volentieri i loro soldi). E’ più facile invece che ci siano scommesse su un intervento dell’istituto per abbassare il valore della moneta, anche se l’operazione non sarebbe troppo invasiva. C’è poi l’incognita delle elezioni. Le preoccupazioni sono soprattutto per quelle Italiane prima e tedesche poi. Nel primo caso gli investitori hanno il timore che vada al governo una parte poco incline alle riforme strutturali invocate dalle istituzioni finanziarie internazionali. Nel secondo c’è la preoccupazione che possa guidare la cancelleria una formazione o una coalizione contraria agli aiuti ai paesi più deboli. In entrambi i casi gli investitori tornerebbero a sudare freddo.

venerdì 11 febbraio 2011

I banchieri ottimisti sugli accantonamenti

I banchieri sono ottimisti sulla diminuzione del costo del credito, anche se tengono sempre la guardia alta sulla liquidità, per non correre il rischio di rifinanziamento.

E' quanto ha scritto il Messaggero dopo il vertice di ieri tra il direttorio di Bankitalia guidato da Mario Draghi e i sei grandi banchieri italiani: Corrado Passera (Intesa Sanpaolo), Federico Ghizzoni (Unicredit), Antonio Vigni (B.Mps), Pierfrancesco Saviotti (B.Popolare), Victor Massiah (Ubi B.) e Alberto Nagel (Mediobanca). Hanno partecipato anche il presidente e il d.g. dell'Abi, Giuseppe Mussari e Giovanni Sabatini.

Essendo il costo del credito una voce del conto economico, ha spiegatoil Messaggero, una riduzione degli accantonamenti comporta un miglioramento della redditività.

domenica 16 gennaio 2011

Carmine Lamanda è il nuovo assessore al Bilancio di Roma

Carmine Lamanda, nato a Salerno il 2 giugno 1941 è un banchiere e dirigente d'azienda. Laureato in giurisprudenza all'Università di Perugia, è assistente presso la Cattedra di Diritto Privato e Commerciale.

Nel luglio del 1968 entra in Banca d'Italia e dal 1970 è a Roma presso l'Amministrazione Centrale, dove è stretto collaboratore di Guido Carli per gli aspetti di vigilanza bancaria. Nella Vigilanza della Banca d'Italia segue le grandi operazioni di ristrutturazione del sistema creditizio.

Nel 1994 è distaccato presso il Ministero del Tesoro, guidato da Lamberto Dini, che gli conferisce l'incarico di Capo di Gabinetto; qui, con Mario Draghi, lavora alla delega per la riforma della Finanza.

Nel 1997 Cesare Geronzi lo chiama in Banca di Roma, dove segue le strategie del Gruppo e, con Giorgio Brambilla, la ristrutturazione dei costi. Dal luglio del 2003 è stato direttore generale di Capitalia.
(da Romatoday.it)

giovedì 3 giugno 2010

Saviotti: bene la riforma Bankitalia contro i banchieri scorretti

"E' una riforma assolutamente auspicabile. Regole di questo tipo potrebbero scoraggiare comportamenti e prassi troppo aggressive e spregiudicate che nulla hanno a che vedere con la virtuosa professionalita' del banchiere".

Cosi' il consigliere delegato di Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti, ha commentato in un'intervista a Il Messaggero la scelta del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, di sostenere in sede Ue la possibilita' di avere poteri per cacciare banchieri che agiscono in maniera scorretta.

Saviotti ha inoltre giudicato positiva la "regolamentazione dei bonus non piu' legati al breve periodo, ma indicizzati ai risultati di lungo periodo. Bisogna ritornare con i piedi per terra, condivido la manovra del governo che impone si' sacrifici ma che ha come obiettivo finale la riduzione di 24,9 mld del deficit". (borsaitaliana.it)